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Cosa ci resterà di Tempo di Libri

Lo stand di Nuova Narrativa Italiana a Tempo di Libri

Abbiamo riflettuto a lungo se scrivere e pubblicare questo articolo, perché sarebbe stato per noi più comodo, furbo e conveniente tacere, far credere chissà quale successo e crogiolarci nell’orgoglio di aver fatto parte della prima edizione di quella che pomposamente e affrettatamente è stata definita “Fiera dell’editoria italiana”. Ma noi di Nuova Narrativa Italiana abbiamo fatto un patto di sincerità e di trasparenza con noi stessi e con i nostri autori e lettori, e così, ispirati anche dal 25 aprile, la Festa della Liberazione, abbiamo preso il coraggio a due mani e siamo qui a darvi conto a caldo di come è andata davvero per noi a Tempo di Libri, e a dirvi che cosa ci resterà di questa esperienza.

Vi diciamo prima di tutto cosa NON ci resterà, cosa scacceremo dalla nostra mente un po’ alla volta, giorno per giorno, come si fa con quei brutti sogni che nascono ingannevoli e pieni di speranze per poi trasformarsi nei peggiori incubi. Certo, lo sapevamo: Tempo di Libri è una manifestazione figlia di uno scontro, di uno strappo tra l’AIE (l’Associazione Italiana Editori) e il Salone Internazionale del Libro di Torino, e tra grandi gruppi editoriali e piccoli editori. E il rischio era alto: di andare a fare, noi così piccoli, i vasi di coccio in mezzo ai vasi di ferro. Ma siccome siamo inguaribili ottimisti e per giunta di Milano, ci siamo illusi che questa volta, per una volta, le cose andassero diversamente. Invece, almeno secondo noi e per noi, Tempo di Libri è stata l’ennesima occasione mancata, in un Paese dove ormai da anni la lettura e la cultura vengono sacrificati sull’altare delle convenienze di mercato.

E così non ci resteranno di Tempo di Libri gli imbarazzanti corridoi semivuoti tra gli stand dei primi tre giorni di manifestazione (e della mattina di domenica 23 aprile; vale a dire tre giorni e mezzo su cinque), animati qua e là da qualche scolaresca in libera uscita, dagli istituzionali in visita d’obbligo, e da politici evidentemente malinformati, perché i grandi numeri e i bagni di folla in editoria e in Italia sono ormai un miraggio d’altri tempi.

Allo stesso modo non ci resteranno i tanti visitatori degli ultimi due giorni impegnati nel tour de force degli incontri con le celebrità, così omologati da affrettarsi ansiosi e affannati tra le corsie alla ricerca delle sale («Ma c’è uno straccio di punto informazioni in questo posto? Dove cavolo lo hanno messo?», si chiedono alcuni arrabbiati ad alta voce), ignorando i malcapitati piccoli editori presenti.

Né ci resteranno le facce orripilate e i commenti («Ma chi diavolo saranno mai questi?») di certe signore davanti allo stand di Nuova Narrativa Italiana e alla parola “ebook”, che se interpellate sbandierano orgogliosamente il best seller di turno dichiarando:
«Io adoooro il profumo della carta!».
«È un profumo che ormai vale il sessanta percento del prezzo di un libro, tra promozione, distribuzione e magazzino», ribattiamo noi a una di queste signore: «Un libro che da noi lei paga cinque euro, quelli della carta glielo mettono a quindici».
«E a me che me ne importa?», risponde lei andandosene.
Loro no, non ci resteranno.

Come non ci resteranno le famiglie annoiate e in scampagnata, i giovani dall’aria capitata lì per caso, che passano incuranti senza degnare di uno sguardo gli stand, e si fermano soltanto per le foto ricordo con alcuni figuranti travestiti da pupazzo.

E non ci resterà neppure – lo diciamo chiaramente – l’organizzazione di Tempo di Libri, con la segreteria a Torino, la gestione del programma a Roma e i padiglioni di Fiera Milano a Rho, che di fatto ha costretto gli espositori a parlare con più persone, a interagire con diversi software e a leggersi un mare di carta tra regolamenti e spiegazioni per partecipare alla manifestazione. Hanno piazzato la prima edizione di una fiera tra due festività (Pasqua e 25 aprile), e rispolverato una sorta di alfabeto, ma ignorando la parola “sessioni”, con un alternarsi confuso e contingentato (appena cinquanta minuti disponibili per ciascuna) di presentazioni nella stessa sala sulle tematiche più diverse, dalle tecnologie digitali alla narrativa, col bel risultato di tantissime sedie vuote, perché tra una presentazione e l’altra le sale si svuotavano. Ma se va bene a loro…

E infine non ci resteranno neppure le vendite, almeno le nostre, inferiori al cinque per cento del costo sostenuto per lo stand e i materiali di allestimento, davvero misere e imbarazzanti per una fiera che avrebbe dovuto “spaccare”, che porterà Nuova Narrativa Italiana e tanti altri piccoli editori come noi, a meno di clamorosi stravolgimenti, a non tornare più a Tempo di Libri.
«Ma come? E la vetrina? Sicuramente per voi è stata una vetrina eccezionale!», ci dirà qualcuno.
Lo è stata di certo, per quei pochi che si sono accorti del nostro stand, e i pochissimi che l’hanno davvero visitato. Ma abbiamo imparato la lezione, ed eviteremo, d’ora in poi, di fare di nuovo da paggetti alla festa dei grandi gruppi editoriali. Cercheremo i lettori davvero interessati a noi in altri contesti, magari più modesti, ma certamente più mirati e intensi.

E allora? È stato tutto da buttare? No, amici, per fortuna no! Qualcosa ci resterà comunque di questa esperienza a Tempo di Libri: pochi, piccoli ma luminosi casi isolati che ci porteremo con noi nel ricordo, ci daranno la forza di continuare nella nostra avventura editoriale, nella speranza che prima o poi nel nostro Paese le cose possano davvero cambiare.

Ci resterà in particolare il ricordo di una signora sui quaranta, che arriva al nostro stand il primo giorno di manifestazione, sparata come una palla di cannone:
«Ce l’avete almeno voi qualcosa di nuovo? di diverso?», sbotta incavolata nera.
«Noi siamo assolutamente nuovi, signora. E, le assicuro, completamente diversi», le rispondo io, indicando uno dei nostri poster a parete, quello con la mela cubica circondata da tante mele sferiche.
«Mi perdoni», fa allora lei, «ma mi mancava solo di venire a una fiera per ritrovarmi la stessa, solita e identica mega-libreria che ho sotto casa! Ma si può?»
Ecco: lei certo ci resterà, di Tempo di Libri.

Così come ci resteranno alcuni giornalisti, due bibliotecarie, un distinto professore di Letteratura Inglese dall’aria severa (che ci promette di farci conoscere ai suoi studenti), una blogger entusiasta, un noto vignettista, e un paio di coppie di signore tutti con la stessa e identica pressante domanda, detta in esplicito o stampata a chiare lettere sul volto, di qualcosa di finalmente nuovo, di diverso, di meno commerciale e più di qualità.

E naturalmente ci resteranno di Tempo di Libri i nostri autori. In particolare Enrico, che ci ha fatto visita allo stand tra un impegno e l’altro del suo lavoro di cantante d’opera. E Federico, Bruna e Stefania, che hanno tenuto insieme a noi le presentazioni, così bravi e spontanei, con i loro libri così belli, da far dimenticare anche alcune sedie vuote (ma siamo andati via via migliorando) e interessare e coinvolgere perfino gli steward, le hostess e i microfonisti di sala mentre parlavamo.

Ci resteranno anche, di Tempo di Libri, due giovani che si propongono timidi coi loro curriculum per la correzione di bozze; gli aspiranti autori a bocca aperta davanti alle nostre schede di valutazione, consultabili liberamente on line sul nostro sito; e una bambina che ci guarda incredula, i grandi occhi spalancati, davanti all’insperato regalo di un bel gadget:
«Ma… costa?», ci chiede educata, con voce sommessa e incerta, prima di accettarlo.
Loro sì, loro ci resteranno.

Così pure ci resterà una particolare coppia di coniugi, già molto avanti negli anni. Lui alto, magro, un po’ malinconico e silenzioso, con un bel naso deciso alla Gimondi; lei piccola e rotondetta, ma sempre frizzante.
«Mio marito è ancora molto legato alla carta», ammette lei con simpatia: «Ma io è da un pezzo che leggo gli ebook, anche perché sono più leggeri da portare in vacanza…».

Ma soprattutto, e più di tutti, di Tempo di Libri ci resteranno quei due ragazzi, così belli, puliti, speciali. Arrivano al nostro stand in punta di piedi, silenziosi e discreti, a pomeriggio di sabato ormai inoltrato, avvolti da una sorta di aura, di bozzolo dorato: sembrano angeli, esseri di un altro mondo, tanto sono diversi da tutti gli altri. Avranno sì e no diciott’anni, e non sono tanto alti, ma emanano questa luce speciale. Lui è biondo, largo di spalle, con gli occhi di un particolare e chiarissimo azzurro, con la maglietta a righe che lo fa sembrare un marinaio alla Kirk Douglas di altri tempi, ma dai lineamenti gentili e solari. Lei è mora, graziosa, timida e minuta, delicata come una porcellana, ma s’illumina all’istante quando le mostro Il Tango dello Scarafaggio, di Cadenazzi, e le dico che l’autore è di Tremezzo, perché anche lei è del Lago, «di Como», precisa. E sono belli e innamorati; Dio quanto sono belli!
A un tratto, nella foga di parlare loro di Nuova Narrativa Italiana, dico una fesseria fuori luogo, rispolvero il mio solito slogan, quello che ha funzionato in questi giorni con i pochi visitatori al nostro stand, che utilizzo per farmi capire all’istante:
«Da noi non troverete mai storie tipo il commissario macchiettistico di turno con l’aiutante scemo, quelle che vanno tanto di moda. E neppure libri da ragazzina della porta accanto. Noi facciamo libri tosti, scritti da gente tosta».
Lei allora si rabbuia, e io finalmente capisco: in qualche modo si è identificata con la ragazzina della porta accanto.
«Tu sei un’autrice?», le chiedo. Così, torna a sorridere:
«Sì, un po’ ci provo… Ma a lui i libri non piacciono tanto…», risponde timida.
Dio, come sono belli! Come sono belli!
«Be’, ma ciascuno ha i suoi talenti. E a giudicare dal fisico, direi che il tuo ragazzo è uno sportivo.»
«Sì, in effetti va in palestra…», ammette ancora lei.
Lui non commenta, si limita a sorridere con quel suo viso aperto e sincero, e a stringerle la mano. Così lei, finalmente, trova il coraggio, e si decide a chiedere quel che davvero le pesa:
«Ma voi… non siete editori a pagamento. Vero?».
No, non lo siamo, bambina, che Dio ce ne scampi!
E restate sempre così, voi due ragazzi, per favore: immacolati, innamorati, puri e bellissimi. Non cambiate mai. Fatelo per voi e per noi. Non lasciatevi corrompere dalla vita e dal mondo.

Ecco cosa ci resterà di Tempo di Libri!

Mauro Anelli

Nota della redazione di NNI:

Nuova Narrativa Italiana ha partecipato con un proprio stand (Pad. 4, stand O24) alla prima edizione di Tempo di Libri, la Fiera dell’Editoria Italiana, dal 19 al 23 aprile 2017, presso Fiera Milano Rho.

Durante la manifestazione abbiamo tenuto tre incontri con la presentazione di altrettante opere, secondo questo calendario:
• Mercoledì 19 aprile, alle ore 13.30, in Agorà Cambria (Pad. 2): presentazione del romanzo Il Tango dello Scarafaggio;
• Giovedì 20 aprile, alle ore 13.30, in Sala Futura (Pad. 4): presentazione dell’opera La strada per Elbasan;
• Venerdì 21 aprile, alle ore 12.30, in Sala Optima (Pad. 4): presentazione del romanzo Fiore Alternativo.

 

Mauro Anelli
Mauro Anelli (pseudonimo) è nato a Milano nel 1963, si è laureato in ingegneria nucleare e ha lavorato per vent'anni nel settore delle telecomunicazioni, come impiegato, dirigente e consulente di direzione. Ha esordito in libreria nel 2008 per i tipi di Mursia con il thriller "Dossier Locusta", sul terrorismo internazionale, l'ingegneria genetica e le armi di distruzione di massa. Nel 2012 ha pubblicato con Zero91 "Il nido dei bastardi", storia all'arancia meccanica di tre balordi e dei loro tre preti in un paesino del Centro Italia. Nel 2015, stanco della carta e della cosiddetta "filiera del libro", ha fondato Nuova Narrativa Italiana, casa editrice indipendente che pubblica esclusivamente opere di narrativa di qualità di autori italiani in formato elettronico (ebook).

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