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Due parole sulle ragazze della porta accanto

Ragazze porta accanto
“Sono una ragazza semplice”

Un’amica che conosco da tempo, e alla quale ho comunicato con orgoglio la nascita di Nuova Narrativa Italiana, si è molto arrabbiata con me per certe affermazioni che ha trovato sul nostro sito:
“Ma cosa diavolo avete contro il carpe diem e le ragazze della porta accanto?”, mi ha strapazzato al telefono.

Dalla sua agitazione e dal mio imbarazzo del momento ho dedotto l’opportunità di un post, se non altro per anticipare analoghe reazioni in rete. Ed eccomi qui a scriverlo.
Sul discorso carpe diem preferisco glissare, rimandando a un’altra occasione. Ma le ragazze della porta accanto meritano un approfondimento immediato.

Del resto, dal fumetto al cinema, dalla letteratura su su fino alla grande pittura e alla lirica il nostro immaginario collettivo trabocca di ragazze della porta accanto.
Come non citare ad esempio la Gwen Stacy di Spiderman, poi rimpiazzata nel suo ruolo acqua e sapone dalla rossa Mary Jane Watson. O la deliziosa vicina di casa interpretata da Marilyn Monroe in Quando la moglie è in vacanza? E che dire della Giulietta di Romeo (ma proprio una Capuleti doveva scegliersi tra tutte le fanciulle di Verona?). Per non tacere della Ragazza dall’orecchino di perla di Vermeer, e della Mimì di Rodolfo, di pucciniana memoria.

Il mito della ragazza della porta accanto è ben radicato anche nella musica pop. Clamoroso in proposito il Viaggio di un poeta dei Dik Dik del ’72. Quando il poeta parte: “aveva una donna che amava da anni / lasciò anche lei per qualcosa di più”. E quando torna: “davanti alla sua porta c’era lei che lo aspettava / tutto come prima e non chiedeva di più”. Chiaro, no?

Il problema, quindi, non sono le ragazze della porta accanto, che spesso, in letteratura come nelle altre arti, costituiscono il motore di una storia interessante o ne divengono esse stesse protagoniste. Il problema sono le attuali ragazze della porta accanto o sedicenti tali, quando, purtroppo, certa narrativa se ne appropria.

Negli ultimi decenni il mito è andato declinandosi sempre più verso il basso, e all’iniziale cliché, punto di riferimento e specchio di virtù anche stucchevoli, si è sostituita una controfigura povera di contenuti, quando non apertamente svenevole e volgare.

Le ragazze della porta accanto di oggi te le ritrovi spesso in prima serata nei talent, nei talk show e nei reality, con tanto di mamme e papà al seguito, pronte a sbracare alla prima occasione e a dar sfogo in diretta a tutti gli istinti. Le più giovani collezionano cellulari, SMS, agende social e cotte per il bello di turno; le più navigate, dopo avere attaccato lucchetti a diversi ponti, sniffano cocaina e patiscono di disillusione.
Le più vistose partecipano ai provini e ai concorsi di bellezza, dove sfilano svestite, occhieggiando alle telecamere. Poi, immancabilmente, nell’intento di rassicurare rivali invidiose e maschi sempre più androgini e imbranati, affermano con disinvoltura: “Sono una ragazza semplice”.

E in questa frase sta tutta la trasformazione di un mito. Di tutte le virtù delle ragazze della porta accanto di una volta, da sbandierare non è rimasta che la più povera: la semplicità. Una semplicità spesso disarmante, quando non apertamente mediocre, se le si interroga un poco di più sulla vita e sulle aspirazioni. Oppure in certi casi finta, simulata, perché se sei davvero intelligente e in gamba, se hai un briciolo di vero talento e complessità è meglio non dirlo, per non essere guardate con sospetto e ghettizzate, nonostante il tacco dodici.

Consapevoli di questa situazione, una certa televisione e una certa editoria hanno fatto delle attuali ragazze (e dei ragazzi) della porta accanto il bersaglio della propria produzione, sfornando programmi e opere sciatti, inconsistenti, di corto respiro e scarsa ambizione, mediocri al punto giusto da potersi facilmente riconoscere. Storie minime, adolescenziali, ma che vendono bene.

Così ora sapete perché ce l’ho con le ragazze della porta accanto, e perché non ne troverete nei romanzi di Nuova Narrativa Italiana.

Ciascuno è responsabile delle proprie scelte, e noi abbiamo fatto le nostre. E la mediocrità e la pornografia dei sentimenti non ci appartengono.

Mauro Anelli
Mauro Anelli (pseudonimo) è nato a Milano nel 1963, si è laureato in ingegneria nucleare e ha lavorato per vent'anni nel settore delle telecomunicazioni, come impiegato, dirigente e consulente di direzione. Ha esordito in libreria nel 2008 per i tipi di Mursia con il thriller "Dossier Locusta", sul terrorismo internazionale, l'ingegneria genetica e le armi di distruzione di massa. Nel 2012 ha pubblicato con Zero91 "Il nido dei bastardi", storia all'arancia meccanica di tre balordi e dei loro tre preti in un paesino del Centro Italia. Nel 2015, stanco della carta e della cosiddetta "filiera del libro", ha fondato Nuova Narrativa Italiana, casa editrice indipendente che pubblica esclusivamente opere di narrativa di qualità di autori italiani in formato elettronico (ebook).

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