Logo per esteso di Nuova Narrativa Italiana

Il Tango dello Scarafaggio – Intervista con l’Autore

Incontriamo Federico Cadenazzi

Il Tango dello Scarafaggio - Foto dell

È in pubblicazione il prossimo 6 dicembre per Nuova Narrativa Italiana il romanzo Il Tango dello Scarafaggio, di Federico Cadenazzi, e a beneficio di tutti gli amici che ci seguono abbiamo intervistato il nostro autore. Ecco cosa ci ha raccontato di sé e del suo romanzo.

NNI – Allora, Federico. Iniziamo con una nota di colore. Dopo due autrici, sei il primo autore selezionato da Nuova Narrativa Italiana, e in più inauguri Fuoriditesta, la collana di NNI dedicata a gialli, thriller e noir. Sei emozionato? Che effetto ti fa?
FEDERICO – Sono emozionato, certamente. Ma soprattutto sono curioso di vedere le reazioni dei lettori al mio romanzo. Perché un conto è scrivere un libro, ben altro conto è pubblicarlo: è un po’ come mettersi nudo su una pubblica piazza.

NNI – Allora raccontati ai nostri lettori. Chi è Federico Cadenazzi e perché ha scritto Il Tango dello Scarafaggio?
FEDERICO – Sono una persona che ha la fortuna di fare un lavoro creativo e che le piace molto nel settore del cinema di animazione. Questo mi porta naturalmente anche a inventare soggetti e sceneggiature. I principali motivi che mi hanno spinto a scrivere Il Tango dello Scarafaggio sono due: da un lato volevo raccontare che alla base della maggior parte dei conflitti dell’uomo ci sono motivazioni futili; al tempo stesso volevo dare il mio personale contributo nel preservare i miti e le leggende popolari che da secoli aleggiano intorno al Lago di Como.

NNI – Entriamo nel merito del tuo romanzo, perché già il titolo è intrigante. Di cosa parla Il Tango dello Scarafaggio? Che storia racconta?
FEDERICOIl Tango dello Scarafaggio è un thriller, che racconta a suo modo l’eterna lotta tra il bene e il male, dove i confini tra i due estremi sono però molto sfumati. Il protagonista, Ernest, è un soldato americano sopravvissuto alla Seconda guerra mondiale, che cerca di rifarsi una vita, convinto che il Diavolo gli abbia rubato il cuore. Ma la verità, come si capirà alla fine e sorprenderà lo stesso Ernest, è davvero molto diversa. In parallelo al protagonista, combatte per la sopravvivenza anche un’intera stirpe di scarafaggi, quella che dà il titolo al romanzo. In sottofondo alla storia stanno temi come il riscatto, il potere, la vendetta, e soprattutto il disperato bisogno di amare e di essere amati.

NNI – Detto così Il Tango dello Scarafaggio sembrerebbe quasi un normale thriller fantastico. Ma noi che l’abbiamo letto e selezionato, davvero non potevamo trovare un’opera più “fuori di testa”, a metà strada tra le ossessioni zoomorfe di Bosch, i film onirici di Lynch, le allucinazioni dell’Amico Fragile di De André e il candore di SpongeBob. Come ti vengono certe idee, Federico, certe immagini così poetiche, destrutturate e surreali, quando scrivi? Qual è il tuo segreto?
FEDERICO – Be’ di mestiere faccio cartoni animati, quindi in qualche modo parto avvantaggiato: diciamo che vivo e respiro queste immagini surreali e destrutturate ogni giorno, e quindi è facile. È una deformazione professionale, un po’ come per i cappellai nell’era vittoriana: erano tutti “matti”, perché nella concia del feltro usavano sostanze chimiche che davano allucinazioni. E io ho una certa assuefazione alle immagini oniriche che mi viene dal mio lavoro.

NNI – A proposito del tuo stile, Federico, i nostri selezionatori lo hanno descritto così: “una meravigliosa incoscienza che non si fa alcuno scrupolo di verosimiglianza, in un continuo stupefacente delirio che dapprima indispettisce il lettore, ma poi un po’ alla volta lo conquista e lo risucchia in un’atmosfera fiabesca”. Hai qualche commento? E cosa ci dici della scelta di adottare il dialetto (che i lettori troveranno anche tradotto) in alcune battute del romanzo?
FEDERICO – Ringrazio NNI per questa definizione del mio stile. La mia compagna dice che questa descrizione calza a pennello anche al nostro rapporto: basta sostituire “lettore” con il suo nome. Al dialetto sono molto legato: nella mia famiglia quasi tutti si esprimono spesso ancora in dialetto, o comunque in un italiano “sporcato” dal dialetto. Nel romanzo il dialetto mi ha aiutato, e spero che aiuti anche il lettore, a sentire di più il gusto di un mondo che va via via scomparendo.

NNI – Torniamo sulla storia che racconta Il Tango dello Scarafaggio. Thriller fantastico, abbiamo detto, ma anche molto psicologico. Ernest, il nostro protagonista, è uscito davvero malconcio dalla Seconda guerra mondiale, e non solo nel fisico. La sua mente è un ring, dove combattono ricordi veri e falsi, realtà e allucinazione, crudeltà e ricerca del proprio cuore perduto, della capacità di amare. Tutto questo suona un po’ di denuncia contro l’aberrazione delle guerre. È soltanto una nostra impressione o l’hai fatto di proposito?
FEDERICO – L’ho fatto molto di proposito. La guerra, il conflitto, l’odio e il razzismo sono cose che in una società evoluta, come ci si ostina a definire la nostra, non dovrebbero più esistere. Eppure a ogni angolo di mondo gli esseri umani continuano a morire per mano di altri esseri umani. È un discorso lungo, difficile da affrontare in un’intervista. Ma io credo che la pace e l’amore siano il fine ultimo di ogni singolo uomo.

NNI – Nella sua ricerca di se stesso, del suo cuore e della sua vera identità, Ernest s’imbatte in una serie di personaggi davvero “borderline”, come si direbbe oggi: un frate animalesco, due streghe e uno stregone, e tutto un insieme di strani individui che popolano il Lago di Como. E naturalmente nel Diavolo, che è il più godibile di tutti i personaggi. Come ti è venuto un Diavolo tanto simpatico e alla mano?
FEDERICO – Il Diavolo, per come lo conosco e lo immagino io, non è altro che il vero volto degli esseri umani ripulito del perbenismo e della retorica: un volto che risulta simpatico proprio perché umano, aperto e senza maschere. Insomma: uno di cui ti puoi fidare, perché sai che tenterà di fregarti.

NNI – Parliamo un attimo del Lago di Como. Com’è il tuo personale rapporto con il Lago, e da dove nascono le leggende che vi gravitano intorno? Accennaci a una di queste leggende, anche se poi nell’appendice in coda al romanzo ne tratti diffusamente.
FEDERICO – Amo il Lago. Da lì vengo e lì tornerò quando Milano mi lascerà finalmente andare via. Il Lago di Como è un vero crogiuolo di miti e di leggende. Quella che preferisco racconta di un uomo che venne decapitato perché insidiava le grazie della signora di un feudatario; da allora l’uomo vaga sui tetti di notte, con la luna al posto della testa, nutrendosi dei vagiti dei neonati. È molto poetica, ma vista con gli occhi di un bambino, come ero io la prima volta che la sentii, può essere anche comica, come un cartoon della Disney. È la leggenda che più riallaccia la poetica di quei luoghi a ciò che sono diventato oggi.

NNI – Ci siamo tenuti per ultimi gli scarafaggi, che sono forse l’invenzione più bella del romanzo. Nel Tango dello Scarafaggio ce ne sono di eroici, intellettuali, stravaganti, frustrati, e più o meno fortunati. C’è perfino Elsa, uno scarafaggio femmina che comanda un’intera milizia di suoi simili. Ma quello che colpisce è la loro continua sfida al destino, il desiderio di lasciare una traccia indelebile del loro passaggio nel mondo. E in effetti, senza gli scarafaggi, anche un po’ della storia di Ernest non avrebbe senso. Cosa ci dici in proposito?
FEDERICO – Ah, gli scarafaggi sono creature incredibili! Sopportano di tutto: pesticidi, insetticidi, radiazioni… Si installano in un posto e vivono, prolificano nonostante tutto. Mi ricordano molto l’uomo.

NNI – Ovviamente non possiamo svelare il finale del romanzo, se no che thriller sarebbe? Ernest sconfiggerà il Diavolo? Troverà il suo cuore perduto? E chi è Ernest, in realtà? Chi vuole saperlo deve comprare e leggere Il Tango dello Scarafaggio. Ma diamo un piccolo suggerimento ai nostri lettori, una bussola che li guidi in questo emozionante gioco della fantasia.
FEDERICO – Posso solo dire che in questo romanzo, nonostante le apparenze, non ci sono né buoni né cattivi assoluti, né vinti né vincitori, ma tutti cercano qualcosa, e sono tutti legati tra loro a filo doppio. Secondo me, leggendolo, l’importante è lasciarsi andare, godere della storia e non pretendere di capirla subito, di indovinarne immediatamente l’intreccio e il finale. Bisogna essere lettori “selvaggi”.

NNI – E ora le due fatidiche domandi finali e di rito. Fai il tuo spot promozionale: perché un lettore dovrebbe leggere Il Tango dello Scarafaggio?
FEDERICO – Perché quando sei in metropolitana, in tram, in autobus, fuori piove o fa caldo, tutto è fretta e incombenze, non c’è nulla di meglio di un romanzo che ti trascini via lontano dalla routine e dal tran tran, ti trasporti in un’altra dimensione e ti faccia sognare. E poi chi non lo legge si perde l’occasione di conoscere il Diavolo! Vi pare poco?

NNI – Magnifico! E l’ultima domanda: a quando il prossimo romanzo di Federico Cadenazzi?
FEDERICO – Chissà! Non mettiamo limiti alla Provvidenza.

Il Tango dello Scarafaggio sarà acquistabile dal prossimo 6 dicembre esclusivamente sul sito di NNI tramite download diretto per entrambi i formati ePub e PDF.

 

NNI
Nuova Narrativa Italiana (NNI) è una casa editrice indipendente, con sede a Milano, che pubblica esclusivamente romanzi e racconti di qualità di autori italiani in formato elettronico (ebook).

Rispondi / Commenta