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Intervista con l’autrice di Diciannove e Trentaquattro

Incontriamo Virginia Danna

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È in pubblicazione il prossimo 15 novembre per Nuova Narrativa Italiana il romanzo Diciannove e Trentaquattro di Virginia Danna. Ecco a beneficio di tutti gli amici che ci seguono cosa ci ha raccontato la nostra autrice durante un’intervista.

NNI – Virginia, i primi complimenti sono di rito, perché tutti gli autori di NNI hanno superano una selezione molto dura. Ma tu hai scritto un libro memorabile, e inauguri per NNI la collana Millestorie, quella di maggior peso specifico, perché dedicata alla narrativa contemporanea non di genere; perciò ti meriti il doppio dei complimenti. Come vivi quest’avventura?
VIRGINIA – Mi ci trovo dentro per caso. Ho letto di Nuova Narrativa Italiana su Facebook, ho sbirciato il sito di NNI e ho visto che fate un’analisi dettagliatissima e pubblica dei manoscritti. Ho pensato così di inviarvi il mio, ma senza illusioni, solo per avere una valutazione puntuale e imparare qualcosa di più. Invece mi sono ritrovata in questa sfida! Sto vivendo l’attesa con un po’ d’ansia, visto che ho la responsabilità di inaugurare una collana importante. Ma considero il tutto come un prezioso regalo del destino, e sono felicissima di essere in quest’avventura!

NNI – Vediamo di conoscerti un po’. Chi è Virginia Danna e perché ha scritto Diciannove e Trentaquattro?
VIRGINIA – Sono una matura signora avellinese, sono una moglie felice, una madre orgogliosa, una maestra un po’ stanca dopo quarant’anni di lavoro; insomma sono una donna normale. Il mio insegnante di italiano delle Magistrali diceva che solo Dante Alighieri è degno della sufficienza, ma a me metteva bei voti, e questo mi ha incoraggiato molto. Poi è passato tanto tempo, e un giorno, mentre spiegavo in classe ai miei bambini, mi è venuto il dubbio: io che lo insegno agli altri, saprò scrivere davvero? L’unico modo per saperlo era mettersi alla prova. Dapprima ho scritto solo cose per me, poi articoli e racconti nel mio blog on line, siparietti e teatrini su Facebook, qualche fiaba, e alla fine eccolo qui: un romanzo.

NNI – Entriamo proprio nel merito del romanzo. Di cosa parla Diciannove e Trentaquattro? Che storia racconta?
VIRGINIADiciannove e Trentaquattro è la storia di una nutrita schiera di personaggi di una piccola cittadina di provincia nei primi anni Ottanta, che intrecciano le loro vite in un condominio, muovendosi in un’atmosfera di complicità, comicità, tenerezza e condivisione, destinata però a non durare a lungo, perché un particolare destino, di cui non sono minimamente consapevoli, incombe su di loro.

NNI – La forza di Diciannove e Trentaquattro, in effetti, sono proprio i personaggi. Ce ne sono di indimenticabili, come la signora Maria, di novantacinque anni, che sa tutto di tutti; Cubitosi, lo stravagante inventore in pectore; don Fiore e il suo elisir di lunga vita; “Scusascusa”, l’implacabile combina guai del quinto piano… Come riesci a raccontare così bene e con tanta precisione i vizi, le virtù, i sentimenti e le ambizioni dell’animo umano? Qual è il tuo segreto?
VIRGINIA – Non ho un vero e proprio segreto, se non l’attenzione e la curiosità nell’ascoltare e cogliere particolari e peculiarità dei racconti e dei comportamenti altrui. Mi piace osservare le persone, cercare di intuire cos’hanno dentro e quali motivazioni le muovono. Mi colpiscono molto anche le “maschere” delle persone, quelle che consapevolmente o meno tutti noi ogni giorno indossiamo: le particolarità, i difetti, i tic, le manie, le caratteristiche più simpatiche, divertenti o grottesche. Quando ne scrivo, cerco di metterci di mio solo la storia, rifuggendo da giudizi morali e da un unico punto di vista, senza imporre filtri a priori, così che ogni personaggio si presenti nella sua autenticità. Credo sia questo ciò che rende interessanti i miei personaggi.

NNI – Leggendo Diciannove e Trentaquattro sembra di immergersi in una mitica “età dell’oro”, l’Italia degli anni Ottanta, in un’atmosfera trasognata, sospesa nel tempo, scandita da riti consolidati come il caffè del pomeriggio, il ragù della domenica, la tombolata, la partita allo stadio o raccontata da Enrico Ameri in Tutto il calcio minuto per minuto: un’epoca in cui tutto sembrava possibile. Oggi si è perso molto di questa poesia, che c’era una volta. Che cosa ti ricordi in particolare di quegli anni?
VIRGINIA – Gli anni Ottanta hanno avuto anch’essi i loro problemi, nonostante oggi si tenda a ricordarli come un tempo quasi mitico, ma è vero che nella piccola provincia di cui parlo, almeno fino all’epoca di Diciannove e Trentaquattro, anche quando certe brutte cose ci toccavano direttamente avevano l’effetto della goccia nello stagno: a una reazione immediata, che si diffondeva rapidamente, seguiva un altrettanto rapido oblìo, con il ritorno ai ritmi e ai riti di tutti i giorni. Nella mia vita personale gli anni Ottanta hanno rappresentato la realizzazione di molti sogni e progetti: il lavoro, la casa, il matrimonio, e verso la metà del decennio i figli. Li ricordo dunque belli, ricchi e fecondi.

NNI – Un altro aspetto che colpisce di Diciannove e Trentaquattro è l’aura di complicità, di reciproco rispetto e sostegno che anche nel pettegolezzo di paese anima i rapporti tra gli inquilini. Qui da noi al Nord a volte neppure ci si conosce tra vicini di pianerottolo, mentre nel condominio del romanzo ogni vicenda personale, nel bene e nel male, investe tutti, diventa subito patrimonio della comunità. È ancora così nella cultura del Sud Italia, o dagli anni Ottanta ad oggi è cambiato qualcosa?
VIRGINIA – Anche qui al Sud i rapporti non sono più così stretti come nel romanzo. Secondo me, dipende dal fatto che oggi le donne lavorano. Un tempo, stando a casa, erano loro a creare intrecci, complicità e pettegolezzi, il cosiddetto “buon vicinato”, che è poi il collante dei rapporti nella piccola realtà di provincia. Oggi nella mia città ancora resistono in alcuni condomìni la solidarietà in caso di necessità e la visita di cortesia per due chiacchiere e un caffè, anche se le nuove generazioni tengono più alla privacy che alla socializzazione.

NNI – Parliamo un attimo dello stile di Virginia Danna come autrice, perché a noi di NNI ha colpito molto. In un’epoca di immagini mirabolanti e di sparate a effetto, di politici litigiosi e sempre sopra le righe, in cui tutti urlano e pochissimi ascoltano, il tuo stile garbato e ricco di partecipazione umana, e al tempo stesso ironico e disincantato è davvero una rarità. Hai frequentato per due anni un corso di scrittura comica e umoristica: deriva in parte da questo il tuo stile, o sei così di natura?
VIRGINIA – Intanto ringrazio per questi complimenti, che serberò gelosamente nel cuore. Credo che il mio stile faccia parte di me come persona, ma certo i due anni di corso di scrittura comica e umoristica presso il Laboratorio “Achille Campanile” di Napoli mi hanno molto aiutato in tal senso, insegnandomi a rappresentare meglio certe situazioni e infondendomi maggiore consapevolezza dei miei mezzi. Prima del Laboratorio non avrei mai sottoposto un mio scritto a un editore.

NNI – Il romanzo, già bellissimo di suo, ha un finale improvviso e imprevedibile, da gelare il sangue nelle vene. Non possiamo svelarlo, lo lasciamo riservato ai lettori che vorranno leggerlo, perché tutta la storia, in realtà, è una sorta di conto alla rovescia verso questo epilogo. Hai scritto il libro pensando da subito al finale, o ti è venuto poi scrivendo?
VIRGINIA – Sì, sono partita dal finale, e da lì sono volutamente andata indietro. Volevo proprio raccontare il “prima”, e sono andata a ritroso per pescare tutte le atmosfere che volevo fissare. La struttura è venuta fuori in pochissimo tempo. Molto più lungo è stato il lavoro di limatura e di perfezionamento, ma la storia si è quasi scritta da sola.

NNI – Più in generale, cosa puoi raccontarci di Avellino e del Sud Italia? Quali sono le bellezze di cui poco si parla, quali sono i principali problemi, e quali invece gli stereotipi che non hanno ormai più fondamento nella realtà? Fai un appello sul tema che ti sta più a cuore per la tua terra!
VIRGINIA – L’Irpinia è una terra maltrattata da storia ed eventi, e ha visto tanti suoi figli andare via alla ricerca di un futuro che qui non c’era. C’è stata un’illusoria parentesi proprio negli anni Ottanta, quando investire ad Avellino era conveniente; poi la diaspora dei giovani è ricominciata. Ed è un peccato, perché a dispetto di sfortune e pregiudizi, la mia terra è poliedrica e pregevole, e ha dato i natali a tanta gente di grande spessore, come Francesco De Sanctis, uno dei maggiori critici e storici della letteratura italiana, ma l’elenco di personalità illustri è davvero notevole. L’Irpinia è una terra ricca di archeologia, arte, architettura e folklore, con percorsi storici, artistici e religiosi importanti. Per non dire della natura: ogni altopiano e ogni bosco della verde Irpinia è un angolo di pace e relax. Abbiamo una tradizione enogastronomica d’eccellenza, con prodotti tipici esclusivi quali il formaggio pecorino di Carmasciano e il caciocavallo podolico, accompagnati dai nostri vini DOCG: due bianchi di particolare finezza, il Greco di Tufo e il Fiano di Avellino, e il pregiatissimo rosso, il Taurasi. Il problema, qui come altrove, è politico: queste grandi ricchezze si disperdono nel malaffare e nella cattiva gestione, senza dare ricadute sostanziali sull’economia e sull’occupazione locale. Ma il Sud non è per forza sinonimo di mafia, camorra, disonestà, almeno non più di tutto il resto d’Italia, e la cronaca ce lo conferma ogni giorno: questo è lo stereotipo che vorrei si superasse. Meglio ancora, mi piacerebbe che non si parlasse più di Nord e di Sud, di terroni e di polentoni, ma solo di Italia, di italiani, di persone e di progetti. Questo è il mio sogno. Sono un’utopista, lo so.

NNI – Due domande finali che facciamo a tutti i nostri autori. La prima è questa. Spot promozionale: perché un lettore dovrebbe leggere Diciannove e Trentaquattro?
VIRGINIA – Direi, anche per sdrammatizzare, per le parole di un’amica scrittrice, che quando ha saputo della prossima pubblicazione del mio romanzo ha commentato: “Chi non si accatta il libro non può giocare i numeri!”. Compratelo dunque, e buona fortuna!

NNI – Ottimo! E la seconda, inevitabile domanda è: a quando il prossimo romanzo di Virginia Danna?
VIRGINIA – Penso che prima di sottoporre un libro a qualcuno, ci si debba chiedere se quel che si è scritto è veramente interessante anche per gli altri, altrimenti è meglio tenerlo per sé. E un altro romanzo dovrà convincere me prima di tutti. Prometto che appena mi sembrerà di aver scritto qualcos’altro di buono, mi regolerò come per Diciannove e Trentaquattro: lascerò fare al destino!

Diciannove e Trentaquattro sarà acquistabile dal prossimo 15 novembre esclusivamente sul sito di NNI tramite download diretto per entrambi i formati ePub e PDF.

 

NNI
Nuova Narrativa Italiana (NNI) è una casa editrice indipendente, con sede a Milano, che pubblica esclusivamente romanzi e racconti di qualità di autori italiani in formato elettronico (ebook).

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