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La Rapina del Secolo – Intervista con l’autore

Incontriamo Vincenzo Datteo

La rapina del secolo - foto dell
Il prossimo 15 maggio è in pubblicazione per Nuova Narrativa Italiana nella collana Millestorie la raccolta di racconti La Rapina del Secolo, di Vincenzo Datteo, e come consuetudine di NNI abbiamo improvvisato un’intervista con l’autore. Eccola di seguito.

NNI – Allora, Vincenzo. Hai superato brillantemente le nostre selezioni e sei il primo autore a cui NNI pubblica una raccolta di racconti, cosa che gli editori nostrani evitano di solito come la peste. Per noi di NNI, invece, i racconti sono l’essenza stessa della narrativa, e certe raccolte, come la tua, non hanno nulla da invidiare ai migliori romanzi. Che effetto ti fa tutto questo?
VINCENZO – Abituato a non essere mai stato il primo in niente, sono un po’ disorientato. La cosa mi lusinga, e credo che mi gongolerò facendo lo smargiasso con gli amici al bar. A parte gli scherzi, come dice Ammaniti se “il romanzo è una storia d’amore, il racconto è la passione di una notte”. Come si può rinnegare l’una o l’altra?

NNI – Bene. Presentiamoci a chi ci legge. Chi è Vincenzo Datteo?
VINCENZO – Un figo da paura! Alto, bello, ricco e intelligente. No, scusate: questo è mio cugino. Io, invece, sono solo uno dei sette miliardi e mezzo di esseri umani che popolano la terra. Ma con un’idea ben precisa in testa: che ognuno dovrebbe essere libero di essere e fare ciò che vuole, nel rispetto della libertà degli altri. Per il resto amo la lettura, la semplicità, il buon cibo e l’ironia, e detesto il dogmatismo, il fanatismo, la violenza e la stupidità.

NNI – Di che cosa parla La Rapina del Secolo? Quali sono i temi della raccolta? Che storie racconta?
VINCENZO – Nei miei racconti parlo in modo ironico, malinconico e a tratti anche cinico della vita di tutti i giorni, per com’è e per come invece dovrebbe essere secondo me. Oggi è diventato davvero difficile fermarsi, fare un bel respiro, e concedersi il privilegio della riflessione, del gusto, dell’ascolto. Ma non servono chissà quali muse ispiratrici: basta guardarsi intorno, osservare e osservarsi. Molti dei miei racconti sono nati sul terrazzino di casa dei miei, giù in Puglia. Altre volte è stato il vicino di casa, il cameriere del bar dietro l’angolo o il vecchietto giù in strada a ispirarmi. Una volta perfino un Testimone di Geova: non riuscì a convincermi, ma ci scrissi sopra un racconto. Il fatto è che viviamo scappando, con l’occhio fisso all’orologio, e inseguendo modelli e obiettivi spesso imposti da altri. Dovremmo invece essere noi e noi soltanto i signori della nostra vita.

NNI – In effetti è proprio questo il punto di forza della tua raccolta. Parliamo di narrativa, ma La Rapina del Secolo è un vero e proprio manuale di autodifesa! Da decenni siamo bombardati da miti, pregiudizi e paure che ci propinano da più parti come verità indiscutibili, e che invece ci sottraggono ogni giorno pezzi di possibile felicità. Il lavoro, il sesso, il successo; il denaro, i media, la tecnologia, l’istruzione; la città, la sicurezza pubblica, gli stranieri, i paradisi tropicali… un vero bombardamento! Non a caso si è cominciato a parlare di downshifting…
VINCENZO – Non ti nascondo che mi vien voglia di ridere, a immaginarmi a scrivere un manuale di qualsiasi tipo, o a fare il guru come certi pensatori e intellettuali! Credo che ognuno debba essere libero di difendersi dal plagio come meglio crede, ma mi piace pensare a questa raccolta come a una sorta di spia della riserva della macchina: sta a chi la vede accendersi decidere se rischiare e continuare o fermarsi a far rifornimento.

NNI – L’alienazione nel lavoro è il tema principale della raccolta, e di ben cinque racconti: Squali contro lancette, La rapina del secolo, Un regalo inaspettato, I viaggi son desideri, Lui, lei e il mare. Oggi parlano tutti del lavoro che non c’è, ma pochissimi della qualità del lavoro che c’è. Una volta si sorrideva dei Fantozzi, ma non è che negli ultimi decenni le cose siano migliorate, anzi: c’è davvero poco da ridere. Tu cosa ne pensi, Vincenzo?
VINCENZO – La realtà è inesorabile. Il lavoro oggi è l’unico vero credo, la misura del proprio successo, e chi riesce a conquistarlo spesso si trova a difenderlo come una preda da altri predatori. Oggi, a differenza di una volta, non si sorride, si piange. La qualità spesso è quella che è, ha perso d’importanza, specie se si deve sopravvivere. Io credo che siano davvero pochi i soddisfatti, anche tra quelli messi meglio, quelli che occupano posti importanti e super retribuiti. Nell’uomo che lavora e basta, c’è qualcosa che non va. Potersi dedicare alle proprie passioni, ai propri affetti, godersi un bel sole di primavera o una fresca pioggia estiva dovrebbe essere la normalità. Esiste anche il diritto di oziare. Perché non farlo? Che peccato mortale è? E invece no. Oggi se la tua priorità non è il lavoro, non è il successo, se ti prendi un’ora per startene a letto a fissare il soffitto o a leggere un libro, sei uno che non si gode la vita; sei un perdente. Io, in tutto questo, sento puzza di marcio.

NNI – Un altro tema portante della raccolta è la sicurezza nelle città. Lo troviamo nei racconti La roulette russa e Al di là dei vetri, e in parte anche in Una terribile verità. Stupisce che ne parli un autore di una ragione come il Trentino Alto Adige, che dall’esterno può apparire una sorta di Eden. Si tratta di una casualità, o c’è “un’emergenza sicurezza”, come da anni la cavalca certa politica, anche dalle tue parti?
VINCENZO – Vivo in Trentino da soli quattro anni, ed è una regione bellissima di cui mi sono innamorato a prima vista, un luogo dai moltissimi pregi. Gran parte della mia vita l’ho vissuta in Puglia, a Trinitapoli, un comune nella provincia di Barletta-Andria-Trani, dove vivono i miei affetti più cari. Tuttavia nei miei racconti non mi riferisco a queste realtà, né a una in particolare. Il riferimento è un po’ più globale e attuale. Credo che oggi sia difficile sentirsi al sicuro al cento per cento nelle città, sia al Nord, che al Centro, che al Sud, ma spesso è l’ignoranza di ciò che non si conosce che crea e alimenta tutta questa paura. E in troppi ci marciano sopra.

NNI – Terminiamo il discorso sui temi della raccolta accennando alla contrapposizione città-paese che tratti in modo più o meno esplicito nei racconti Campioni del Mondo!, Qualcosa di straordinario, Ricordi messi in piazza e Domani è un altro giorno. Qual è per Vincenzo Datteo il luogo ideale dove vivere, e perché?
VINCENZO – Mi piace vivere in posti tranquilli, isolati, immersi nel verde. Mi piacciono i paesini. Mi piace lasciare l’auto a casa e raggiungere il fruttivendolo a piedi. È per questo che mi ritengo fortunato a vivere in Trentino. Per certi versi lo sono stato anche in Puglia. Detesto le grandi città, lo smog, il sovraffollamento. Mi innervosiscono il caos, il traffico, cercare parcheggio. Amo la tranquillità, e solo un posto a misura d’uomo credo possa aiutarmi a soddisfarla. Ecco, le Maldive farebbero al mio caso. Scherzo: Merano e Trinitapoli d’estate vanno benissimo.

NNI – Vincenzo, tra le tue qualità di autore la caratteristica che ha più colpito NNI è la tua capacità di osservare e raccontare la vita divertendoti mentre scrivi. Questa dimensione del divertimento è forse la prima caratteristica che un lettore avverte mentre ti legge. Anche quando tratti di temi delicati o tragici, riesci a farlo divertendo e divertendoti. Come ci riesci? Qual è il tuo segreto?
VINCENZO – Agli altri la natura ha donato pettorali, bellezza e capelli, a me ha dato questo talento. Io cerco di divertirmi non solo scrivendo, ma in ogni cosa che faccio. La vita è troppo breve per sprecarla nella rabbia, nell’invidia, nell’angoscia, o prendendosi troppo sul serio. Io amo divertirmi. Solo, lo faccio in maniera diversa: non bevo, non mi drogo, non guardo la televisione, e odio ballare. Mi diverto a osservare la realtà che mi circonda, a vivere con semplicità, a leggere e a scrivere, talvolta anche senza obiettivi precisi.

NNI – Qual è il racconto della raccolta al quale sei più affezionato, Vincenzo, e perché? E qual è invece quello in cui ti riconosci di più, che senti più “autobiografico”?
VINCENZO – Be’, è un po’ come chiedere a quale figlio sei più legato, ovviamente con le dovute proporzioni. Comunque ci provo. La rapina del secolo, che non a caso dà il nome alla raccolta, è il racconto che sento meglio riuscito. Mi è venuto fuori così, senza una piega, liscio come l’olio, senza titubanze o blocchi, affrontando con ironia un tema come l’alienazione nel lavoro, a me molto caro. Il racconto più autobiografico è invece Ricordi messi in piazza: quando, da ragazzino, installavano in paese il megaschermo per le finali dei Mondiali l’emozione era indescrivibile.

NNI – Magnifico! Siamo ai titoli di coda e facciamo un po’ di promozione. Secondo te, Vincenzo, perché un lettore dovrebbe leggere La Rapina del Secolo? Perché è un libro da non perdere?
VINCENZO – Se devo essere sincero, i libri assolutamente da non perdere sono altri: quelli di Conrad, Fitzgerald, Hugo, Hemingway, Dostoevskij, Kafka… Ciò nonostante, se qualcuno ha voglia di passare qualche ora lieta in compagnia di personaggi e storie bizzarri e attuali, è il caso che ci dia un’occhiata. Sempre meglio della fuffa da best seller che continuamente ci propinano.

NNI – Ottimo! Chiudiamo con l’ultima e inevitabile domanda. A quando il prossimo libro di Vincenzo Datteo?
VINCENZO – Non credo che i lettori corrano il pericolo di rimanere a secco. Se non mi sparano o non mi mettono la camicia di forza, di idee ne ho sempre parecchie. E ora che ho cominciato, chi mi ferma più? (sto toccando ferro).

La Rapina del Secolo sarà acquistabile dal prossimo 15 maggio 2016 esclusivamente sul sito di NNI, tramite download diretto per entrambi i formati ePub e PDF, nella sezione Libreria del sito.

 

NNI
Nuova Narrativa Italiana (NNI) è una casa editrice indipendente, con sede a Milano, che pubblica esclusivamente romanzi e racconti di qualità di autori italiani in formato elettronico (ebook).

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