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Il manoscritto è stato rifiutato.

PARAMETRO DI VALUTAZIONE
VALORE
1
BIOGRAFIA, FOLIAZIONE, SINOSSI, GENERE E PRIME 30 PAGINE
6
2
TEMPO NARRATIVO, PUNTO DI VISTA E STILE
5
3
VEROSIMIGLIANZA E ACCURATEZZA
4
DIALOGHI
5
PROTAGONISTI
6
STORIA, TRAMA, SOTTOTRAME E TEMI
7
PATHOS E CLIMAX
8
COERENZA NARRATIVA
9
ADERENZA ALLA LINEA EDITORIALE DI NNI
10
PUBBLICABILITA’
 
VALUTAZIONE COMPLESSIVA FINALE
11 su 100

Motivazione

L’autore di questo manoscritto, pur essendo molto giovane, ha già molto da raccontare e intuizioni a tratti geniali e sorprendenti, ma per diventare davvero interessante deve darsi una bella regolata.

Lo stile di scrittura che utilizza è infatti volutamente artificiale e ricercato, a tratti ottocentesco (se non pre-ottocentesco) e retorico, zeppo di termini desueti e da libro Cuore (“viandante”, “pulcini”, “nascituro”, “procreatrice”, “astro”, “studentelli”, “si frangesse il colpo”, “niveo”, “ rodendo” “minuta creatura”, “bricconcello”, “genitrici”, ecc.), risultando spesso involontariamente comico, tanto è fuori dal tempo, anziché importante e sostenuto come sarebbe nelle intenzioni dell’autore.

Lo stesso stile artificiale lo porta spesso a incappare in svarioni lessicali (a beneficio dell’autore: “la vista che gli si prostrava davanti”, “l’idea spronata dal bosco”, “era intenzionato a imparare ai suoi allievi a sciare”, “ne valeva la sua reputazione”, “cani insistenti nell’abbagliare a chiunque”, “sarebbe stato deragliato dal vento”, ”il fiato si dissolveva lo stesso, se non prima di scaldargli fievolmente le mani”, ecc.), e a complicare fino al ridicolo concetti semplici (“di quei riferimenti estratti nei discorsi intrapresi nell’eventualità di incrociare qualche vecchio compagno di classe”, “veicoli adibiti alla dispersione dell’ingombro stradale”, ecc.), con un tono più saggistico che narrativo, esasperando il lettore per lo sforzo di comprensione che deve esercitare a ogni frase.

Sulla stessa linea sono i nomi inverosimili e anacronistici attribuiti ad alcuni dei bambini del romanzo.

Per contro, dove l’autore si spoglia di tutta questa sovrastruttura, per esempio nei dialoghi (che al contrario normalmente sono il tallone d’Achille di molti autori), risulta diretto, convincente, autentico ed efficace.

Ma la cosa peggiore, e sui cui l’autore farebbe bene a riflettere, è che non si scrive una storia per sostenere un tema o un teorema (qui è principalmente la perdita della natura e della bellezza e la corruzione dell’innocenza), cosa che si legge fin dalle prime pagine (lunga metafora sui corpi celesti a pagina 5 e sfinente e scontata parodia della “spazzatura mediatica” da pagg. 16 a 21), ma, al contrario, si racconta una storia per la storia in se stessa, per emozionare e interessare il lettore attraverso la storia, e i temi e i teoremi, senza bisogno di esplicitarli o enunciarli, se la storia è valida e scritta bene emergono un po’ alla volta da sé.

Ci siamo fermati nella valutazione a pagina 31 (fine capitolo 2), esasperati dallo stile dell’autore, che più che un editing avrebbe richiesto una riscrittura integrale, ma un comune lettore si sarebbe fermato prima.

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