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Il manoscritto è stato rifiutato.

PARAMETRO DI VALUTAZIONE
VALORE
1
BIOGRAFIA, FOLIAZIONE, SINOSSI, GENERE E PRIME 30 PAGINE
6
2
TEMPO NARRATIVO, PUNTO DI VISTA E STILE
6
3
VEROSIMIGLIANZA E ACCURATEZZA
5
4
DIALOGHI
5
PROTAGONISTI
6
STORIA, TRAMA, SOTTOTRAME E TEMI
7
PATHOS E CLIMAX
8
COERENZA NARRATIVA
9
ADERENZA ALLA LINEA EDITORIALE DI NNI
10
PUBBLICABILITA’
 
VALUTAZIONE COMPLESSIVA FINALE
17 su 100

Motivazione

Ci perdonerà l’autore di questo manoscritto se nella valutazione ci siamo fermati a pagina 25 (fine capitolo 8), ma nel selezionare le opere noi di Nuova Narrativa Italiana cerchiamo di metterci nei panni dei nostri lettori, che ci chiedono storie credibili e interessanti.

Nelle prime pagine di questo manoscritto di credibile c’è ben poco, a cominciare dagli sgangherati protagonisti che per l’assurdità e la meccanicità delle loro azioni (si comincia già a pagina 2, con la scena e il dialogo tra Laurì e Bini) sembrano usciti da un manicomio, e forse per questo si piacciono tra loro.

Quanto all’interesse, la storia, a giudicare dalla sinossi, dovrebbe raccontare dell’indagine su un delitto, ma per intere pagine il lettore è costretto a sorbirsi le elucubrazioni inconsistenti, i dialoghi vacui e le invenzioni a ruota libera di un autore che si compiace del nulla.

Saper scrivere (a parte qualche svarione nei tempi verbali) è certo una bella dote, ma la si dovrebbe impiegare per emozionare il lettore con una storia forte. E la fuffa non è una storia, tanto meno una storia forte, e non è neppure corale, ironica, surreale o atipica: è solo fuffa e basta, e annoia il lettore.

Immancabile, visto il tipo di manoscritto, la figura stucchevole e autoreferenziale dello scrittore, come se non si potesse inventare qualcosa di più interessante per i lettori. Ma tant’è.

Per essere chiari, a beneficio dell’autore, è fuffa la tiritera sui romanzi dello scrittore e sull’uso dell’apostrofo nel titolo, la fobia di non mischiare i biscotti, la storia sui clienti del negozio di Laurì, il dialogo in corsivo di pag. 14 su Monique, la fine del capitolo 6 a pag. 18, l’intero capitolo 7 sulla solitudine di Leopoldo e il convegno sull’infelicità, il dialogo interminabile e puerile d’inizio capitolo 8…

Certo, non possiamo escludere che il resto della storia sia un capolavoro, ma lo riteniamo improbabile. E un comune lettore avrebbe abbandonato il manoscritto prima di noi.

Un ultimo suggerimento, agli autori di narrativa in generale. A meno che uno si chiami Kafka, Dostoevskij, Sartre o Camus (ma ne nascono davvero pochi in ogni secolo), lasciamo l’esistenzialismo ai filosofi, ai sociologi e agli psicologi, che sanno cosa farci.

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