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La raccolta di racconti è stata rifiutata.

PARAMETRO DI VALUTAZIONE
VALORE
1
BIOGRAFIA, FOLIAZIONE, SINOSSI, GENERE E PRIME 30 PAGINE
6
2
TEMPO NARRATIVO, PUNTO DI VISTA E STILE
6
3
VEROSIMIGLIANZA E ACCURATEZZA
7
4
DIALOGHI
5
5
PROTAGONISTI
6
STORIA, TRAMA, SOTTOTRAME E TEMI
7
PATHOS E CLIMAX
8
COERENZA NARRATIVA
9
ADERENZA ALLA LINEA EDITORIALE DI NNI
10
PUBBLICABILITA’
 
VALUTAZIONE COMPLESSIVA FINALE
24 su 100

 

Motivazione

Abbiamo valutato questa raccolta di 15 racconti ispirati a eventi della storia d’Italia, nonostante la nostra avversione per le raccolte che nascono ingabbiate da un tema, perché tendono di solito a limitare la fantasia dell’autore. Ma l’autore del manoscritto riporta in biografia che ha raggiunto le ventimila (!) copie vendute con altre sue opere, e che questi 15 racconti sono solo un estratto di una raccolta che ne conta 70. Così, ci siamo incuriositi.

Ora, non ce ne voglia l’autore, ma sinceramente leggendo i primi quattro di questi racconti ci sono cadute le braccia. Perché è giusto che ciascuno abbia il suo stile – anche se lo stile “tutta la vita minuto per minuto” a noi davvero non piace – ma quando ci si imbatte in frasi dozzinali del tipo “testa bassa e pedalare” oppure “si mise quindi a correre come una scheggia” non è più questione di stile.

E così pure per certi pensieri e dialoghi ingenui, fanciulleschi e disarmanti (esempi a pag. 12, 13, 24, 26, 28, 29, 30, 31), da storielle per bambini, o per certe lettere d’amore retoriche e sdolcinate (esempi a pag. 25, 27, 29), da telenovela.

Come diciamo sempre ai nostri autori, in un romanzo, e ancor più in un racconto, i dialoghi (e i pensieri in esplicito) vanno usati con parsimonia e solo quando c’è davvero qualcosa d’importante da dire. Non devono sostituirsi all’azione, anticiparla o raccontarla di nuovo dopo che è già stata descritta. Non devono servire a spiegare o a giustificare al lettore quanto sta succedendo. Non devono contenere battute da bar, da amiconi, frasi a effetto, stereotipi; né devono essere scontati, svenevoli, stucchevoli, volgari o stupidi. Un dialogo (o un pensiero in esplicito) deve essere la ciliegina sulla torta, non dev’essere la torta. E la raccolta in valutazione trabocca di questi errori.

Quanto alle storie raccontate, già a metà della lettura di un racconto il lettore capisce come va a finire.

In conclusione, possiamo solo augurarci che questa raccolta non sia rappresentativa della vera capacità di scrivere dell’autore.

Abbiamo interrotto la valutazione a pag. 32, dopo i primi quattro racconti, non potendone più.

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