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Il manoscritto è stato rifiutato.

PARAMETRO DI VALUTAZIONE
VALORE
1
BIOGRAFIA, FOLIAZIONE, SINOSSI, GENERE E PRIME 30 PAGINE
7
2
TEMPO NARRATIVO, PUNTO DI VISTA E STILE
6
3
VEROSIMIGLIANZA E ACCURATEZZA
6
4
DIALOGHI
6
5
PROTAGONISTI
6
6
STORIA, TRAMA, SOTTOTRAME E TEMI
6
7
PATHOS E CLIMAX
6
8
COERENZA NARRATIVA
5
9
ADERENZA ALLA LINEA EDITORIALE DI NNI
10
PUBBLICABILITA’
 
VALUTAZIONE COMPLESSIVA FINALE
48 su 100

Motivazione

L’autore di questo manoscritto, che pure saprebbe scrivere bene, sembra preoccuparsi più di rendere un’estetica da cartolina e da stereotipo che di raccontare una storia emozionante e credibile.

La scrittura si perde nella descrizione di dettaglio, a tratti anche suggestiva, di mete più o meno turistiche e di diversi personaggi, ma resta sempre patinata e in superficie, senza pathos né climax, trattando tutto più o meno allo stesso modo, senza approfondire, graffiare o accelerare neppure là dove la storia lo richiederebbe.

Il risultato, che il lettore avverte da subito, è una certa meccanicità e inverosimiglianza degli eventi, che portano frettolosamente il protagonista principale a portarsi in casa un extracomunitario sconosciuto senza ragione alcuna se non quella di un buonismo spicciolo; a trovargli un lavoro attraverso un amico; a invaghirsi di lui; a incontrare per caso in un weekend alcune ragazze e una poetessa; a ricevere dalla poetessa, sempre senza motivo alcuno, un libro contenente un “nesso importante” da scoprire; ecc..

Sulla stessa linea anche i dialoghi, deboli e scontati, quando non retorici o inverosimili, da telenovela, tipo lo scambio di battute alla fine di pagina 15 o all’inizio di pag. 51.

Come diceva Alfred Hitchcock “Il cinema è la vita senza le parti noiose”, ma vale anche per i romanzi, che cedono alla noia se si ha la pretesa di raccontare anche l’insignificante insieme al significativo, senza discriminazione alcuna, sempre con lo stesso tono monocorde e didascalico, come in questo manoscritto.

Forse consapevole di questo, all’improvviso (capitolo 6) l’autore trasforma il protagonista in una sorta di Robert Langdon, Guglielmo da Baskerville e simili, facendogli scoprire in poche pagine la traccia per chissà quale ricerca esoterica, che con la storia fin lì narrata c’entra come i cavoli a merenda, con involontari effetti comici (pagg. 56-57) e perdendo in un attimo l’ultimo barlume di credibilità e verosimiglianza agli occhi del lettore.

Cosa che ci ha indotto a chiudere il manoscritto, come appunto un lettore un minimo scafato avrebbe fatto.

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