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Il manoscritto è stato rifiutato.

PARAMETRO DI VALUTAZIONE
VALORE
1
BIOGRAFIA, FOLIAZIONE, SINOSSI, GENERE E PRIME 30 PAGINE
5, G
2
TEMPO NARRATIVO, PUNTO DI VISTA E STILE
3
VEROSIMIGLIANZA E ACCURATEZZA
4
DIALOGHI
5
PROTAGONISTI
6
STORIA, TRAMA, SOTTOTRAME E TEMI
7
PATHOS E CLIMAX
8
COERENZA NARRATIVA
9
ADERENZA ALLA LINEA EDITORIALE DI NNI
10
PUBBLICABILITA’
 
VALUTAZIONE COMPLESSIVA FINALE
5 su 100

Motivazione

Il manoscritto in esame non è un romanzo, ma un resoconto, la cronaca minuziosa della vita di una famiglia con un figlio affetto da sindrome di Down. Non è un’opera di narrativa, e per questo motivo non è pubblicabile da Nuova Narrativa Italiana (NNI).

Tuttavia, poiché il manoscritto affronta un tema caro a NNI (la diversità nella famiglia e nella società), lo si è comunque letto per intero, nell’ipotesi di un eventuale, per quanto pesante, intervento di editing. Ma alla lettura integrale, i limiti dell’opera si sono rivelati ancora più evidenti.

Nell’intento, seppur lodevole, di descrivere con fedeltà e immediatezza la situazione e il suo evolversi, anche a beneficio di altre madri di figli disabili, l’autrice ignora qualsiasi espediente narrativo, non compie alcuna selezione, fa di ogni erba un fascio, e annoia il lettore con il racconto di episodi e ricordi familiari che spesso hanno poco o nulla a che fare con il tema principale del manoscritto o sono del tutto comuni.

Il punto di vista del racconto, quello della madre che è anche l’autrice del testo, unico e personale, risulta alla lunga soffocante.

La scrittura è corretta ma scontata, da mera cronaca, e si fa a tratti moralistica, pedante, retorica, stucchevole o saccente, come se l’autrice dicesse: “Ora vi insegno io cos’è la vita!”.

Ma il problema principale del testo, che delude le aspettative del lettore, è che la figura del figlio Down resta quasi sempre in sottofondo, non emerge mai come dovrebbe. Eppure, nei pochi episodi del racconto che lo vedono protagonista (e in 22 anni di vita, sono davvero pochi gli episodi raccontati dell’adolescenza e della giovinezza), il figlio appare come una persona interessante, in grado di autodeterminarsi e difendersi nonostante il proprio handicap, dotata di bontà, originalità e ironia. Ed è di lui che il lettore vorrebbe sentirsi raccontare, non delle emozioni e delle azioni della madre, per quanto ammirevoli.

Dal punto di vista narrativo, quindi, un’occasione persa. Come semplice testimonianza, sfrondata delle parti inutili e pubblicata da un editore di saggistica, potrebbe essere di qualche aiuto.

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