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Il manoscritto è stato rifiutato.

PARAMETRO DI VALUTAZIONE
VALORE
1
BIOGRAFIA, FOLIAZIONE, SINOSSI, GENERE E PRIME 30 PAGINE
6
2
TEMPO NARRATIVO, PUNTO DI VISTA E STILE
7
3
VEROSIMIGLIANZA E ACCURATEZZA
6
4
DIALOGHI
6
5
PROTAGONISTI
6
6
STORIA, TRAMA, SOTTOTRAME E TEMI
6
7
PATHOS E CLIMAX
6
8
COERENZA NARRATIVA
6
9
ADERENZA ALLA LINEA EDITORIALE DI NNI
6
10
PUBBLICABILITA’
6
 
VALUTAZIONE COMPLESSIVA FINALE
61 su 100

Motivazione

Se la narrativa avesse bisogno di un Savonarola, l’autore di questo manoscritto sfornerebbe best seller. Ma fortunatamente non è così.

Certo la nostra società è malata, le città traboccano di degrado e violenza, il mondo del lavoro è cinico, avido e brutale, e c’è gente che per un posto al sole e quattro soldi si venderebbe anche l’anima.

Ma a parte che il mondo, per fortuna, non è solo questo, ma anche amore, armonia e bellezza, un autore, se vuole essere tale, non deve farsi travolgere dalla realtà, e soprattutto deve tenersi alla larga dagli stereotipi e dalla storie a tema, quelle dove non si scrive per il piacere di raccontare ed emozionare ma per sostenere un teorema.

E questo romanzo è pieno di stereotipi, di roba già vista, trita e ritrita, asservita a un teorema: la coppia avida e meschina di gestori del bar-ristorante-rifornimento; la figlia star televisiva, drogata e capricciosa, pronta a tutto per il successo; il figlio nevrotico e complessato; gli agenti dei media, spietati e viziosi; la straniera crucca; le tre zitelle delle carte; il prete di paese e la perpetua; l’imprenditrice in nero e aguzzina; il teatrino degli emarginati e l’artista di strada extracomunitario; la caccia al tesoro; la bambina violentata dal padre orco; lo strapotere di Internet… e chi più ne ha più ne metta!

Non solo. L’autore giudica pure di continuo i suoi personaggi mentre li racconta, cosa che non si deve mai fare, rivestendoli di sarcasmo e ridicolo e facendone delle caricature nella prima parte del romanzo, per poi cedere a un bieco buonismo nella seconda e terza parte, con risultanti sconcertanti per il lettore, che non sa più cosa sta leggendo, se una farsa, una commedia o una tragedia. Con ripetizioni dello stesso concetto fino allo sfinimento (tipo l’avidità della signora Teresa, ribadita a ogni riga).

E tutto per denunciare lo schifo, la corruzione e il razzismo della società moderna (sai che novità!), con frasi esplicite infilate in bocca ai personaggi se non addirittura alla voce narrante.

In tutto questo, anche le poche cose buone del manoscritto si perdono: l’intuizione dei comandamenti di paese (scipiti e liquidati in un paio di paginette mal scritte) e della polvere come “personaggio” (imbottito di retorica inutile); la contrapposizione tra la vita del borgo di provincia e il miraggio-insidia della grande città; e lo stile dell’autore, che saprebbe anche scrivere in modo disincantato ed efficace se non si lasciasse obnubilare dalla sua foga di predicatore e fustigatore di costumi e si limitasse a raccontare una storia.

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