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Il manoscritto è stato rifiutato.

PARAMETRO DI VALUTAZIONE
VALORE
1
BIOGRAFIA, FOLIAZIONE, SINOSSI, GENERE E PRIME 30 PAGINE
6
2
TEMPO NARRATIVO, PUNTO DI VISTA E STILE
7
3
VEROSIMIGLIANZA E ACCURATEZZA
7
4
DIALOGHI
6
5
PROTAGONISTI
6
6
STORIA, TRAMA, SOTTOTRAME E TEMI
6
7
PATHOS E CLIMAX
6
8
COERENZA NARRATIVA
7
9
ADERENZA ALLA LINEA EDITORIALE DI NNI
7
10
PUBBLICABILITA’
6
 
VALUTAZIONE COMPLESSIVA FINALE
64 su 100

Motivazione

La valutazione che diamo a questo manoscritto è un attestato di stima e di incoraggiamento nei confronti di un autore ancora giovane, che ha avuto il coraggio e l’incoscienza di cimentarsi con un genere difficile e rifuggito dagli autori italiani come il fanta-thriller storico-politico.

Considerato poi che il romanzo in questione evolve nel corso della narrazione dal genere iniziale verso il poliziesco e l’hardboiled, l’impresa che l’autore si è imposto era davvero titanica, perché ci vuole un bel fegato a pretendere di emulare nello stesso romanzo Forsyth, Follett, Rollins, Chandler, Ellroy e compagnia.

Detto questo, la nostra valutazione avrebbe dovuto essere interrotta molto prima, e con un risultato nettamente inferiore, per i seguenti motivi.

Già si avverte in sinossi che il manoscritto in questione è un frullato di generi, teso a un unico scopo: confezionare una storia intrigante, ricca di misteri e colpi di scena, sparandola più grossa possibile e a tutti i costi pur di stupire. E così ci si infila di tutto: nazismo esoterico e tesoro dei nazisti, CIA e collusioni USA con Hitler, operazione ODESSA e omicidio di JFK, e perfino una misteriosa scacchiera! E naturalmente l’immancabile poliziotto americano onesto ma in disgrazia, in gara con l’inevitabile, brillante e avvenente poliziotta fresca d’accademia, ma sedotto dalla dark lady di turno.

Poi, quando si comincia a leggere il romanzo, le cose peggiorano ulteriormente. L’autore sa descrivere azioni e ambientazioni in modo anche accurato e sintetico, ma non ha idea di cosa sia un dialogo, di come lo si scriva e come lo si impieghi nel corso di una narrazione. Con risultati che suscitano secondo i casi la noia, il fastidio, l’incredulità o l’ilarità del lettore.

In un romanzo i dialoghi vanno usati con parsimonia e solo quando c’è davvero qualcosa d’importante da dire. Non devono sostituirsi all’azione, anticiparla o raccontarla di nuovo dopo che è già stata descritta. Non devono servire a spiegare o a giustificare al lettore quanto sta succedendo. Non devono contenere battute da bar, da amiconi, frasi a effetto, stereotipi; né devono essere scontati, svenevoli, stucchevoli, volgari o stupidi. Un dialogo deve essere la ciliegina sulla torta, non dev’essere la torta. E il manoscritto in questione trabocca di questi errori, al punto che i dialoghi stessi, dalla metà in poi del romanzo, si sostituiscono all’azione e ne diventano l’ossatura, e la storia e i misteri della storia più che dai fatti vengono raccontati al lettore attraverso i dialoghi dei protagonisti.

Ora, va bene che ogni giorno uno spettatore è bersagliato da telefilm e americanate dove dialoghi da ebeti gli spiegano anche l’acqua calda: ma lì almeno una giustificazione c’è, ed è di rendere comprensibile una storia anche complessa in pochi minuti. Ma in un romanzo, dove il lettore ha tutto il tempo che vuole per capire, sono i fatti e i dettagli della storia che devono parlare.

Oltre a questi problemi sui dialoghi, l’autore infila nel corso del romanzo tutta una serie d’ingenuità che fanno sorridere il lettore e ne minano la credibilità. E questo nonostante l’ammirevole accuratezza con cui ricostruisce certi avvenimenti storici. Un lettore può anche non sapere cosa sia la ratline o la Baia dei Porci (anche se gli appassionati di questi generi lo sanno), ma di certe ingenuità si accorge subito. Per esempio:
– Alla notizia della caduta di Berlino, Franz e gli altri due tedeschi sbracano come scolaretti, e in un dialogo da operetta Franz, che dovrebbe essere un uomo di fiducia di Himmler, convince gli altri due subito dopo a pensare ai fatti proprie e a salvare la pelle;
– Il negozio di antichità di Manhattan trabocca in pochi metri quadri di oggetti ingombranti e preziosi, e nell’ufficio privato di Fitzmeier, manco fosse un museo, si parla di decine di opere di Canaletto, Renoir, ecc. appese alle pareti;
– Melanie muore ammazzata da un colpo di pistola alla testa, e da due precedenti colpi di pistola che prima si dicono al ventre, poi al torace, poi di nuovo al ventre, quindi (autopsia) ancora al torace;
– I colpi di pistola sono descritti come sibili; poi si dice che sono stati uditi da testimoni nel palazzo;
– Lo stesso tipo di pistola, un residuato bellico, ricorre fino alla nausea nel testo senza una plausibile giustificazione, se non quella di aiutare i protagonisti a risolvere il mistero;
– Carter capisce fin da subito che la scacchiera è importante in tutta la storia, e lo confida a Nathalie; ma poi entrambi se ne dimenticano per pagine e pagine;
– Si sostiene che un mancino non potrebbe suicidarsi sparandosi alla testa con la mano destra;
– Carter e Nathalie trovano il materiale scottante di Melanie sulla sua scrivania a casa di Greg, come se nulla fosse; e Price si porta via tutto sotto il naso di Patterson, come in un fumetto.

Ma l’ingenuità più grande è di rivelare al lettore fin dal primo capitolo il segreto che poi starà alla base di tutto il romanzo. Se il lettore sa da subito il segreto, perché mai dovrebbe continuare a leggere?

In conclusione, ci auguriamo che questa scheda di valutazione sortisca i suoi intenti, che non sono di scoraggiare un autore che secondo noi ha invece buone qualità nella scrittura thriller, ma al contrario di fargli presente dove sbaglia. Consigliamo in particolare all’autore due cose:
– Di leggere il saggio gratuito di NNI che trova in questo sito (Scrivere per pubblicare – Come si scrive un romanzo), perché contiene suggerimenti che deve conoscere se vuole davvero scrivere per pubblicare, al di là della passione;
– Di attenersi almeno all’inizio della sua carriera d’autore alla massima di Orazio: “Se volete scrivere, scegliete un argomento pari alle vostre forze”, privilegiando trame più semplici e dirette, senza mirare al best seller, ma alla qualità e alla logica di ciò che scrive.

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