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Il manoscritto è stato rifiutato.

PARAMETRO DI VALUTAZIONE
VALORE
1
BIOGRAFIA, FOLIAZIONE, SINOSSI, GENERE E PRIME 30 PAGINE
7
2
TEMPO NARRATIVO, PUNTO DI VISTA E STILE
7
3
VEROSIMIGLIANZA E ACCURATEZZA
6
4
DIALOGHI
6
5
PROTAGONISTI
7
6
STORIA, TRAMA, SOTTOTRAME E TEMI
6
7
PATHOS E CLIMAX
6
8
COERENZA NARRATIVA
7
9
ADERENZA ALLA LINEA EDITORIALE DI NNI
6
10
PUBBLICABILITA’
6
 
VALUTAZIONE COMPLESSIVA FINALE
64 su 100

Motivazione

Diciamo chiaramente a questa autrice che non si scrive un romanzo per dimostrare un teorema, ma per raccontare una storia che sia il più possibile originale, interessante, credibile e coerente agli occhi del lettore. Tutto il resto viene dopo. Certo, se un autore è bravo saprà dare alla storia anche un significato e un respiro più ampi, che in qualche modo rappresentino le emozioni e le aspirazioni degli uomini. Ma prima di tutto viene la storia.

Nel caso di questo manoscritto, il teorema è un logoro e abusato canovaccio di certa narrativa sdolcinata, retorica e pedante, che potremmo riassumere così: “Ascolta il tuo cuore e il fanciullo che ancora vive in te; liberati dalle sovrastrutture, ritorna alla semplicità e alla natura, e ritroverai te stesso e la felicità”.

Non paga di questo, per dimostrare il teorema l’autrice sceglie come protagonista della storia un altro stucchevole stereotipo, lo scrittore fallito, e per non farsi mancare nulla anche l’artificio del romanzo nel romanzo, come se non si potesse scrivere senza essere autoreferenziali.

Quindi fionda lo scrittore in un idilliaco e inverosimile paesino di campagna (in Sicilia, ma potrebbe essere dovunque) dove tutti sono buoni e disponibili, assetati di bellezza e cultura, e dove il nostro rinsavisce a poco a poco grazie ai consigli e all’esempio di una burbera ma saggia ragazzotta.

Sconfortante la pochezza dei veri contenuti, al di là del succitato teorema, col povero lettore che si trova sballottato tra dialoghi scialbi e interminabili, reading (non “riding”) ed enunciati sulla scrittura, cieli stellati e teneri animali strappalacrime, mentre per intere pagine, nel romanzo dentro il romanzo, sorta di specchio al femminile della realtà e dello scrittore, non succede un accidente (alla faccia del best seller!).

Irrita ulteriormente il lettore una scrittura caustica e irriverente dell’autrice nella prima parte della storia verso i suoi stessi personaggi, dove l’ironia cede spesso al sarcasmo e la descrizione alla caricatura, che poi vira nella seconda parte verso un retorico buonismo. Ed è un peccato, perché l’autrice ha di suo uno stile di scrittura originale, diretto ma intrigante, per nulla scontato, che dovrebbe sforzarsi di mediare tra gli estremi, evitando esagerazioni.

Un’ultima considerazione, per i fanatici del fanciullino che c’è in noi. Rileggetevi Il signore delle mosche, di William Golding, il capolavoro della letteratura inglese dove un gruppo di ragazzi abbandonati a se stessi su un’isola deserta regredisce fino alla barbarie. Poi ne riparliamo.

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