Logo per esteso di Nuova Narrativa Italiana

65_N_38_AV_NCDSR_130116_R

Il manoscritto è stato rifiutato.

PARAMETRO DI VALUTAZIONE
VALORE
1
BIOGRAFIA, FOLIAZIONE, SINOSSI, GENERE E PRIME 30 PAGINE
7
2
TEMPO NARRATIVO, PUNTO DI VISTA E STILE
7
3
VEROSIMIGLIANZA E ACCURATEZZA
6
4
DIALOGHI
6
5
PROTAGONISTI
7
6
STORIA, TRAMA, SOTTOTRAME E TEMI
7
7
PATHOS E CLIMAX
6
8
COERENZA NARRATIVA
7
9
ADERENZA ALLA LINEA EDITORIALE DI NNI
6
10
PUBBLICABILITA’
6
 
VALUTAZIONE COMPLESSIVA FINALE
65 su 100

Motivazione

L’aspetto migliore di questo romanzo è un accenno di storia d’amore controversa tra un’insegnante di scuola elementare di 53 anni e un suo collega di diciotto anni più giovane, entrambi sposati. Lei, ancora bella ma insoddisfatta, è da sempre alla ricerca dell’amore con la A maiuscola; lui la ama, ma non sa decidersi; e un po’ alla volta il sentimento si spegne.

Se l’autrice si fosse limitata a raccontare questa storia, e l’avesse approfondita arricchendola di episodi, sviscerandola meglio e descrivendola da entrambi i punti di vista, maschile e femminile, probabilmente ne sarebbe uscito qualcosa di pregevole. Purtroppo, invece, sceglie altrimenti.

La storia in questione diventa in questo manoscritto l’ultima triste avventura di una donna che sembra avere un conto in sospeso con l’altro sesso, descritto (anche in sinossi) come arrogante, prepotente e violento, quando non vigliacco, geloso, falso e imbelle. Al punto che l’intera opera assume un po’ alla volta i connotati di una trattazione a tema, di una dimostrazione contro il genere maschile, che suona inverosimile, grottesca e irritante per il lettore.

E’ infatti inverosimile e grottesco agli occhi del lettore che la protagonista di questo romanzo, nel volgere di pochi anni durante la giovinezza, venga stuprata due volte da due diversi coetanei, subisca altri due tentativi di stupro, venga indotta alla droga dal proprio innamorato del momento, picchiata a sangue da un padre che per altro la ama, e precipiti infine nell’anoressia nell’inconsapevolezza della propria famiglia. Quindi, una volta ristabilita, si sposi un marito geloso, che la costringe a una vita da segregata.

E tutto questo per cosa? Probabilmente, negli intenti dell’autrice, per dare un vissuto di infelicità alla protagonista, e rendere credibile, comprensibile e accettabile al lettore il suo inesausto desiderio di un vero amore corrisposto anche da madre sposata e in età matura.

Ma una storia, in un romanzo, non va mai giustificata. Se è valida e ben raccontata, è credibile di per se stessa. E allora dove sta l’errore? Perché l’autrice di questo romanzo sente il bisogno di ricorrere a questo artificio, a quest’accozzaglia di situazioni stereotipate ed estreme per rendere credibile la propria protagonista?

Il problema, in questo caso, sta nella scelta del punto di vista e dell’io narrante di tutto il romanzo, che sono sbagliati rispetto alla storia che si vuole raccontare.

L’autrice adotta infatti un io narrante onnisciente e asettico, raccontando la storia di questa donna non in prima persona ma attraverso un filtro terzo, come se ci fosse narrata da un’amica o da una confidente della protagonista poco coinvolta. Per di più, limita ossessivamente il punto di vista a quello della sola protagonista, omettendo il punto di vista degli altri personaggi, e in particolare quello dell’amato giovane insegnante, tarpando le ali al pathos del racconto e all’empatia del lettore.

Il risultato, per dirla in estrema sintesi, è una storia d’amore abortita già nei suoi presupposti, una Romeo e Gulietta davvero poco coinvolgente, dove sappiamo tutto di Giulietta (e sempre per interposta persona), ma poco o nulla di Romeo.

Torna all’elenco in valutazione.