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Il manoscritto è stato rifiutato.

PARAMETRO DI VALUTAZIONE
VALORE
1
BIOGRAFIA, FOLIAZIONE, SINOSSI, GENERE E PRIME 30 PAGINE
7
2
TEMPO NARRATIVO, PUNTO DI VISTA E STILE
7
3
VEROSIMIGLIANZA E ACCURATEZZA
7
4
DIALOGHI
7
5
PROTAGONISTI
7
6
STORIA, TRAMA, SOTTOTRAME E TEMI
6
7
PATHOS E CLIMAX
6
8
COERENZA NARRATIVA
7
9
ADERENZA ALLA LINEA EDITORIALE DI NNI
6
10
PUBBLICABILITA’
6
 
VALUTAZIONE COMPLESSIVA FINALE
66 su 100

MOTIVAZIONE

La parte migliore di questo romanzo è la sinossi scritta dall’autore, che molto promette al lettore, ma che poi il romanzo disattende.

Ciò che più viene disatteso, in particolare, è che il romanzo sia esilarante: al contrario, più che ridere ci si annoia e ci si irrita, a cominciare dalle prime pagine.

Il contenuto del romanzo è infatti chiaro fin da subito, come chiaro è il suo registro: una sorta di diario delle peripezie di un amministratore di condomino che detesta visceralmente le persone che amministra, per lo più pensionati della generazione anni Quaranta, e li sommerge in cuor suo e nelle pagine del romanzo di ogni sorta di epiteto.

La veemenza del protagonista e gli epiteti si estendono inoltre sgradevolmente anche ad altre persone e “categorie”, la cui descrizione è spesso resa in forma di stereotipi, non risparmiando neppure i portatori di handicap.

Al di là dell’intento più o meno dichiarato dell’autore, di dipingere un personaggio estremo, caricaturale e grottesco, e di denunciare certi vizi e limiti della nostra società, ciò che il lettore si ritrova a leggere è un romanzo privo di una storia forte, frammentato in una miriade di episodi senza peso, e reso per duecento pagine attraverso l’unico e ossessivo punto di vista di un protagonista odioso, che non fa che odiare e ogni tanto piangersi addosso.

Ne risente la scrittura stessa dell’autore (che pure sa scrivere), che tutta tesa a rendere questo personaggio schiaccia di continuo a tavoletta l’acceleratore su aggettivi, similitudini e metafore, nel tentativo di strappare un sorriso e la compiacenza del lettore attraverso immagini e situazioni paradossali e costantemente sopra le righe.

Soprattutto in questo sta il limite del manoscritto, contrariamente a quanto si legge in sinossi. Nel romanzo non c’è alcuna escalation della storia, nessuna vera progressione emozionale, nessuna catarsi, ma tutto appare sempre uguale fin dal principio, a cominciare dal protagonista che evolve poco o nulla nell’arco della storia.

Solo in ultimo l’autore sembra rendersi conto di questi limiti, e cerca di salvare il romanzo con un finale buonista e a sorpresa, che ci sta anche, ma che è troppo poco rispetto a duecento pagine di invettive, di situazioni scontate e di noia.

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