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Il manoscritto è stato rifiutato.

PARAMETRO DI VALUTAZIONE
VALORE
1
BIOGRAFIA, FOLIAZIONE, SINOSSI, GENERE E PRIME 30 PAGINE
7
2
TEMPO NARRATIVO, PUNTO DI VISTA E STILE
7
3
VEROSIMIGLIANZA E ACCURATEZZA
7
4
DIALOGHI
7
5
PROTAGONISTI
7
6
STORIA, TRAMA, SOTTOTRAME E TEMI
7
7
PATHOS E CLIMAX
6
8
COERENZA NARRATIVA
6
9
ADERENZA ALLA LINEA EDITORIALE DI NNI
6
10
PUBBLICABILITA’
6
 
VALUTAZIONE COMPLESSIVA FINALE
66 su 100

Motivazione

Questo manoscritto ha la pretesa di raccontare la storia della nazione tedesca, dal Regno di Prussia alla fine della Seconda guerra mondiale, in poco più di 180 pagine (tante ne stimiamo nei formati di impaginazione di NNI), e di rispondere a una domanda sulla quale gli storici e i sociologi hanno versato spesso inutilmente fiumi d’inchiostro (Ma come ha fatto un popolo di così validi e nobili ideali come quello tedesco a cedere alla barbarie del nazismo?).

Ne risulta purtroppo e inevitabilmente, date le premesse, un mero esercizio accademico e di stile, una semplice ostentazione di cultura e bravura dell’autrice, che racconta la Storia attraverso l’artificio di un generale in attesa di morire, personificazione della stessa nazione tedesca, che si vede sfilare tutta la propria vita (di duecento anni!) davanti agli occhi.

Che si tratti di un mero esercizio di bravura, a salvaguardia più dell’estetica che della sostanza, nonostante gli intenti dichiarati in sinossi, si evidenzia anche da altri particolari. La scarsa attenzione per il lettore, che si ritrova davanti un testo soffocato da un unico punto di vista, e strutturato in un solo blocco narrativo, dall’inizio alla fine, senza capitoli né paragrafi. L’ulteriore personificazione di altre quattro nazioni (Francia, Austria, Italia e Russia) in altrettante damigelle che flirtano a turno col generale tedesco. E, soprattutto, la brutale semplificazione della realtà storica.

L’autrice, che scrive bene (anche se a volte eccede in retorica), è certamente brava quando racconta la seduzione del nazionalsocialismo sulla Repubblica di Weimar, ma è purtroppo meno brava e attenta pagine dopo, quando, distratta dalla prolissa descrizione dell’idillio tra l’Italia e la Germania (il “Patto d’Acciaio”), tralascia con disinvoltura intere pagine di Storia (Conferenza di Monaco, invasione della Polonia e della Francia, Battaglia d’Inghilterra) e la sofferenza di interi popoli (cecoslovacco, polacco, francese, inglese ed ebraico in primis) saltando direttamente alla Battaglia di Stalingrado.

In conclusione, a parte lo sfoggio di bravura dell’autrice, non si capisce il senso di tutto il manoscritto. Una simile operazione sulla Grecia, anche solo dalla Dittatura dei Colonnelli a oggi, viste le settimane che stiamo vivendo, avrebbe almeno avuto il pregio dell’attualità. Ma dopo la caduta del Muro di Berlino, e complice anche l’euro, la Germania è da decenni la “locomotiva d’Europa”, non certo la nazione annichilita descritta in questo manoscritto.

E per capire quanto accadde davvero uno e due secoli fa, è molto meglio un buon libro di storia.

 

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