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Il manoscritto è stato rifiutato.

PARAMETRO DI VALUTAZIONE
VALORE
1
BIOGRAFIA, FOLIAZIONE, SINOSSI, GENERE E PRIME 30 PAGINE
7
2
TEMPO NARRATIVO, PUNTO DI VISTA E STILE
7
3
VEROSIMIGLIANZA E ACCURATEZZA
8
4
DIALOGHI
7
5
PROTAGONISTI
7
6
STORIA, TRAMA, SOTTOTRAME E TEMI
7
7
PATHOS E CLIMAX
6
8
COERENZA NARRATIVA
6
9
ADERENZA ALLA LINEA EDITORIALE DI NNI
6
10
PUBBLICABILITA’
5
 
VALUTAZIONE COMPLESSIVA FINALE
66 su 100

MOTIVAZIONE

Già dalla complessità della sinossi si avvertiva che la lettura di quest’opera non sarebbe stata un’impresa facile. Ma poi, sul testo, si è rivelata ancora più ardua.

L’autore di questo manoscritto è certamente persona colta e preparata: ma per scrivere narrativa bisogna anche avere l’umiltà e la pazienza di raccontare una storia chiara, coerente e appassionante per il lettore.

L’autore sembra invece fare apposta a complicare le cose. La storia di base, come si legge in sinossi, dovrebbe raccontare dell’amicizia tra un patriota veneto (prima bersagliere, poi garibaldino, infine “libero viaggiatore nel sud d’Italia”) e di un contadino e brigante meridionale rinchiuso dal regime sabaudo nelle galere in costruzione sull’isola di Capraia, dove il patriota si ritrova a lavorare come geometra. Ma l’autore poi ci mette di tutto, e su diversi piani.

Sul piano strettamente narrativo, complica la storia raccontandola non direttamente, ma attraverso una sorta di diario del patriota fatto ritrovare cent’anni dopo ad alcuni studenti in pieno clima post-sessantottino. Quale sia l’obiettivo e il senso di una simile operazione non è dato sapere, ma questo secondo piano narrativo si risolve in una rievocazione stentata, appena abbozzata e carica di stereotipi, perché ciò che più preme all’autore con tutta evidenza non è la contestazione studentesca, ma la rievocazione dei moti e dei conflitti di cent’anni prima, e il resto c’entra poco o nulla.

Sul piano della scrittura, l’autore non scrive un romanzo, ma una sceneggiatura, come dimostrano gli incipit approssimativi e i titoli stessi dei capitoli, indicati e numerati in sequenza come “scene”, e le descrizioni minuziose e ossessive delle ambientazioni. E proprio come in un film, passa disinvoltamente da una scena a un’altra, da un’impresa all’altra del patriota, avanti e indietro nel tempo, con la stessa rapidità con la quale un regista cinematografico cambierebbe un’inquadratura.

Ne risulta una gran confusione nella testa del lettore, che fatica ad afferrare la coerenza di tutto il racconto e dei suoi diversi passaggi, al punto che l’autore, forse in parte consapevole di questo, cerca di contestualizzarlo a tratti con robuste infusioni di storia risorgimentale, inserite ex abrupto nel testo e spesso condite di citazioni.

Ma il problema principale del manoscritto sta nella resa minima dei personaggi, travolti da tutte queste complicazioni. L’autore stesso li rende anonimi (“non serve identificarli con dei nomi”, si legge addirittura in sinossi), al punto da generare a volte ambiguità nella lettura del testo, e li riduce alle loro sole azioni. Personaggi che non suscitano nessuna empatia né coinvolgimento nel lettore, in una marmellata di storia povera di pathos e di climax.

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