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Il manoscritto è stato rifiutato.

PARAMETRO DI VALUTAZIONE
VALORE
1
BIOGRAFIA, FOLIAZIONE, SINOSSI, GENERE E PRIME 30 PAGINE
7
2
TEMPO NARRATIVO, PUNTO DI VISTA E STILE
7
3
VEROSIMIGLIANZA E ACCURATEZZA
7
4
DIALOGHI
6
5
PROTAGONISTI
7
6
STORIA, TRAMA, SOTTOTRAME E TEMI
7
7
PATHOS E CLIMAX
7
8
COERENZA NARRATIVA
8
9
ADERENZA ALLA LINEA EDITORIALE DI NNI
7
10
PUBBLICABILITA’
6
 
VALUTAZIONE COMPLESSIVA FINALE
69 su 100

Motivazione

Da oltre trecento pagine di manoscritto (tante ne svilupperebbe il testo nei formati di NNI) e da una sinossi importante sul patriottismo lombardo, la cacciata degli austriaci e i garibaldini, ci si aspetterebbe di leggere chissà che.

Invece, i tre quarti di questo romanzo sono dedicati alle avventure amorose di due giovani ventenni benestanti, certo intrisi di ideali, ma che non fanno che incontrare e soddisfare donne di ogni età ed estrazione sociale (dalle nobili alle servette alle studentesse), tutte pronte a concedersi.

Il resto del testo, dalla scrittura corretta ma puramente descrittiva, senza tratti di originalità, si limita a riportare fatti storici più o meno conosciuti, in gran parte relegati alle ultime pagine, quando finalmente i due protagonisti si uniscono alle forze garibaldine.

Ma la caratteristica peggiore del manoscritto, quella che più ci ha portato a rifiutarlo, è l’abuso del dialogo.

Diciamo chiaramente a quest’autore, come già in passato ad altri autori, che un romanzo non è un telefilm all’americana, dove spesso, per rendere comprensibile in pochi minuiti allo spettatore una storia anche complessa, si utilizzano dialoghi da ebeti, che spiegano anche l’acqua calda.

In un romanzo i dialoghi vanno usati con parsimonia e solo quando c’è davvero qualcosa d’importante da dire. Non devono sostituirsi all’azione, anticiparla o raccontarla di nuovo dopo che è già stata descritta. Non devono servire a spiegare o a giustificare al lettore quanto sta succedendo. Non devono contenere battute da bar, da amiconi, frasi a effetto, stereotipi; né devono essere scontati, svenevoli, stucchevoli, volgari o stupidi. Un dialogo deve essere la ciliegina sulla torta, non dev’essere la torta.

E il manoscritto in questione trabocca di questi errori, al punto che i dialoghi stessi si sostituiscono all’azione e ne diventano l’ossatura, e la storia del romanzo, più che dai fatti, viene raccontata al lettore attraverso i dialoghi dei protagonisti, spesso scontati, dozzinali o inutili, quando non ingenui e fanciulleschi.

D’accordo, i protagonisti del romanzo sono giovani. Ma un tema così nobile meritava di più.

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