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Il manoscritto è stato rifiutato.

PARAMETRO DI VALUTAZIONE
VALORE
1
BIOGRAFIA, FOLIAZIONE, SINOSSI, GENERE E PRIME 30 PAGINE
7
2
TEMPO NARRATIVO, PUNTO DI VISTA E STILE
8
3
VEROSIMIGLIANZA E ACCURATEZZA
7
4
DIALOGHI
7
5
PROTAGONISTI
7
6
STORIA, TRAMA, SOTTOTRAME E TEMI
7
7
PATHOS E CLIMAX
7
8
COERENZA NARRATIVA
7
9
ADERENZA ALLA LINEA EDITORIALE DI NNI
8
10
PUBBLICABILITA’
7
 
VALUTAZIONE COMPLESSIVA FINALE
72 su 100

Motivazione

Da un autore che, a leggerne la biografia, vanta un’esperienza professionale pluriennale quale difensore penale minorile, ci saremmo sinceramente aspettati di più. Perché ha di certo molto da raccontare.

Ma in questo romanzo, dove quattro quindicenni brillanti vengono “adottati” sulla via dell’eccellenza e del merito dal loro professore d’italiano del liceo, con l’andare dei capitoli tutto si sfarina, per lasciare unicamente spazio al morboso rapporto di reciproca attrazione tra il più brillante dei quattro studenti e il professore, che si trasforma in una sorta di estenuante duello mentale tra i due, fino ad annoiare il lettore.

L’autore ha certamente il merito di affrontare una serie di temi importanti e cari a Nuova Narrativa Italiana, quali: il rapporto tra genitori, educatori e figli; la genesi della violenza giovanile; il plagio e la corruzione dell’innocenza; l’amicizia e l’autorealizzazione. Ma incorre purtroppo in un errore che in narrativa non bisogna mai fare: costruire una storia in base ai temi, e non lasciare invece che i temi, a poco a poco, emergano dalla storia.

E questo si avverte da subito, a cominciare dal prologo, dove il professore, che si intrattiene a fine corso con gli allievi più meritevoli elogiandone apertamente la superiorità rispetto a un mondo di coetanei mediocri, oltre ad apparire inverosimile e forzato, sta già enunciando un programma: il lettore non leggerà una storia, ma una dimostrazione di assunti, per altro anche molto discutibili.

La dimostrazione, in verità, sarà tutt’altro che impeccabile. Perché nel corso della narrazione l’autore non sa decidersi, e più che cavalcare con chiarezza i tanti temi che ha messo a friggere (in particolare l’amicizia, il plagio e l’autorealizzazione) finisce col perdersi nell’ambiguità dei due personaggi principali: il professore che predica a suo modo il bene ma razzola male, e il suo allievo prediletto, che pensa il male, ma alla fine sceglierà il bene. Questa ambiguità gli serve a tenere il lettore sulla corda, con una storia che si tinge a poco a poco di giallo, ma che perde via via di senso e coerenza.

Sì, è vero, l’adolescenza è un’età delicata, e le cattive frequentazioni possono renderla ancora più critica. Ma ridurla unicamente a un gioco di prevaricazioni, al desiderio infantile di affermare se stessi e dominare e annientare gli altri, come ripete ossessivamente lo studente prediletto per lunghi tratti della storia, è davvero troppo semplificativo.

Per il resto l’autore scrive bene, specie nella resa delle ambientazioni, dove riesce a essere evocativo e suggestivo, e nella descrizione del rapporto di odio-amore tra il giovane protagonista e il padre, alter ego del professore. E per questo lo attendiamo a una prova migliore.

 

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