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72_N_74_BM_USAP_120217_R

Il manoscritto è stato rifiutato.

PARAMETRO DI VALUTAZIONE
VALORE
1
BIOGRAFIA, FOLIAZIONE, SINOSSI, GENERE E PRIME 30 PAGINE
8
2
TEMPO NARRATIVO, PUNTO DI VISTA E STILE
7
3
VEROSIMIGLIANZA E ACCURATEZZA
7
4
DIALOGHI
7
5
PROTAGONISTI
8
6
STORIA, TRAMA, SOTTOTRAME E TEMI
7
7
PATHOS E CLIMAX
7
8
COERENZA NARRATIVA
7
9
ADERENZA ALLA LINEA EDITORIALE DI NNI
7
10
PUBBLICABILITA’
7
 
VALUTAZIONE COMPLESSIVA FINALE
72 su 100

Motivazione

Questo manoscritto racconta la storia di una donna matura, sposata e con una figlia adolescente, che dopo anni non ha ancora elaborato il lutto e il rimorso per la perdita della madre, che l’ha amata teneramente senza essere ricambiata. Ci penserà la portinaia del suo condominio ad aiutarla, mostrando misteriosamente di conoscere particolari e circostanze private del suo rapporto con la madre.

Per quanto costruito su temi che sanno di già visto sia in letteratura che al cinema – L’eleganza del riccio per la doppia/seconda vita della portinaia; Il paradiso può attendere, Always, Birth e simili per il ritorno e la reincarnazione della madre – il romanzo riesce a risultare originale e godibile per due terzi grazie a personaggi secondari ben riusciti (il marito, la figlia, l’amica-socia, la mamma dell’amica, il proprietario-medium di una villa da restaurare) e una tensione sempre in crescita per alcuni episodi e per le stupefacenti rivelazioni della portinaia.

Poi, purtroppo, nei capitoli 18, 19 e 20, quando si tratta di concludere la storia, l’autrice fa la scelta sbagliata, e porta fino in fondo il tema del ritorno e della reincarnazione, trasformando il romanzo in una favoletta strappalacrime per adulti, traboccante di vezzeggiativi, dei buoni “consigli della nonna”, di retorica pedante e stucchevole sul senso della vita, col risultato di declassarlo di rango.

Eppure di finali disponibili e comunque coerenti, senza scivolare nel fantastico e patetico, l’autrice ne aveva a disposizione tanti. La portinaia, ad esempio, potrebbe mentire a fin di bene, imbeccata dal marito, dalla figlia o dall’amica della protagonista, oppure dalla stessa madre defunta attraverso un lascito scritto, se non dal proprietario-medium della villa in ristrutturazione.

Purtroppo anche la scrittura dell’autrice risente di questa pessima scelta, e passa di colpo da un registro disincantato e ironico, a tratti caustico e irriverente verso i suoi stessi personaggi (fino a dare l’impressione in certi punti di volerli giudicare, cosa che non bisogna mai fare) a un secondo diametralmente opposto, sdolcinato e buonista. Un errore comune anche a un altro manoscritto della stessa autrice (si veda la scheda di valutazione n° 73).

Certo, un bravo autore deve saper descrivere tutti gli aspetti della vita. Ma in una storia in cui il punto di vista e la voce narrante sono unici, non si può cambiare così drasticamente di registro, perché altrimenti si perde in obiettività e credibilità agli occhi del lettore.

Sempre in termini di credibilità, segnaliamo qualche arcaismo di troppo (“frescura”, “uscio”, “vizzo”, “finanche”, “sussiegoso”, “chiocciò”, “discettare”, “aggraderebbe”, “leccornie”, “ove”, “posdomani”, “rilucevano”, “grembiale”, “rimembranze”, “degustando”, “melliflua”, “dipanavano”, “quel che luce”, “nel mentre”), che quando non è usato in senso ironico va tolto dal testo, il continuo ricorso alla “d” eufonica anche quando non serve (es. “ed anche”, “ed andò”, ecc.) da eliminare, e un paio di descrizioni inverosimili per una donna in convalescenza per una caviglia rotta (“nel frattempo si era diretta con passo risoluto verso il bancone del bar”, pag. 72; “lanciò  un’occhiata  di  compatimento all’amica che, col fiatone, faticava a starle dietro lungo la salita del vialetto”,  pag. 91).

In conclusione, un romanzo a tratti interessante, che potrebbe anche essere risistemato per una eventuale pubblicazione, purché nei termini sopra descritti (eliminando di conseguenza anche l’introduzione, comunque inutile e retorica).

Le favole funzionano al cinema e per certi spettatori, ma in letteratura, tolte quelle per bambini, il genere rosa e il fantasy adolescenziale, è meglio evitarle.

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