Logo per esteso di Nuova Narrativa Italiana

74_M_60_VD_AEFM_150716_R

Il manoscritto è stato rifiutato.

PARAMETRO DI VALUTAZIONE
VALORE
1
BIOGRAFIA, FOLIAZIONE, SINOSSI, GENERE E PRIME 30 PAGINE
7
2
TEMPO NARRATIVO, PUNTO DI VISTA E STILE
8
3
VEROSIMIGLIANZA E ACCURATEZZA
8
4
DIALOGHI
7
5
PROTAGONISTI
7
6
STORIA, TRAMA, SOTTOTRAME E TEMI
7
7
PATHOS E CLIMAX
7
8
COERENZA NARRATIVA
8
9
ADERENZA ALLA LINEA EDITORIALE DI NNI
8
10
PUBBLICABILITA’
7
 
VALUTAZIONE COMPLESSIVA FINALE
74 su 100

Motivazione

Ci dispiace dover rifiutare il manoscritto di un autore sempre originale e sorprendente, che conosciamo e stimiamo già per altre opere.

Ma in questo romanzo la storia non c’è. O, se c’è, è davvero qualcosa di minimo, che il lettore fatica a comprendere, spezzettato in una serie di gag, di eventi e siparietti comici, che vedono come protagonisti alcuni personaggi al limite tra la caricatura e lo stereotipo (il giovane fidanzato imbranato; la vecchia zitella vicina di casa, impicciona e vendicativa; la bellona matura col marito geloso; lo iettatore incallito; il macellaio gigantesco e avido; l’attempato e arrapato ex body builder; il parroco omosessuale; i poliziotti da fumetto; ecc.).

L’autore stesso ne è consapevole, e già in sinossi ci avverte ironicamente della cosa, ma questo non basta a elevare un manoscritto che di suo è davvero povero di temi e di contenuti degni di nota.

L’intento dell’autore e il genere dell’opera sono chiaramente ironici, corrosivi e grotteschi, da satira sociale (più da Acrepapelle che non da Millestorie, in termini di collane di NNI), ma anche in questo genere di romanzi una storia “forte” ci deve essere, soprattutto associata al personaggio principale, altrimenti si scivola nell’avanspettacolo, nelle battute e scenette da cabaret.

A complicare la situazione stanno la scelta dell’autore di frammentare il poco di storia che c’è su diversi piani temporali, una ridda di personaggi e di primi e secondi nomi molti dei quali evitabili, e una serie di passaggi a vuoto del testo, che più che divertire annoiano, come l’interminabile e inconsistente dialogo tra Federico e i poliziotti nel capitolo 23.

Certo, alla fine si arriva. Ma più che altro per la bravura nello scrivere dell’autore (che nell’intento di strappare qualche sorriso in più al lettore si abbandona però a qualche volgarità di troppo) e perché costantemente ci si chiede: “Ma è davvero tutto qui?”.

Peccato, perché il primo capitolo, di fatto un prologo, con la descrizione di una funerale “particolare”, prometteva molto al lettore.

Ma siamo certi che questo autore, di sicuro talento, saprà ancora sorprenderci, e al meglio, in futuro.

Torna all’elenco in valutazione.