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Il manoscritto è ritenuto pubblicabile dall’editore. L’autore riceverà da NNI una proposta di pubblicazione.

PARAMETRO DI VALUTAZIONE
VALORE
1
BIOGRAFIA, FOLIAZIONE, SINOSSI, GENERE E PRIME 30 PAGINE
8
2
TEMPO NARRATIVO, PUNTO DI VISTA E STILE
9
3
VEROSIMIGLIANZA E ACCURATEZZA
7
4
DIALOGHI
9
5
PROTAGONISTI
10
6
STORIA, TRAMA, SOTTOTRAME E TEMI
9
7
PATHOS E CLIMAX
9
8
COERENZA NARRATIVA
9
9
ADERENZA ALLA LINEA EDITORIALE DI NNI
9
10
PUBBLICABILITA’
7
 
VALUTAZIONE COMPLESSIVA FINALE
86 su 100

Motivazione

A rigore avremmo dovuto rifiutare questo manoscritto, perché contiene debolezze che lo rendono impubblicabile, così com’è, da parte di Nuova Narrativa Italiana (NNI). Si tratta però di difetti facilmente emendabili insieme all’autore in fase di editing, a fronte di contenuti e tematiche importanti che il testo tratta con garbo e intensità, e che interessano a NNI (il rapporto genitori-figli; il bilancio di una vita; l’amicizia; i ragazzi “difficili”).

La storia di questo romanzo pur semplice e in parte già vista, è ben congeniata e raccontata, e presenta alcuni tratti di originalità. Un vecchio professore, misantropo, scorbutico e intransigente, al quale è stato diagnosticato un male incurabile, si mette in viaggio per rivedere la figlia che ha allontanato da anni. Ma più che il confronto finale con la figlia, sarà un incontro fortuito in treno, con una persona capace di interessarlo e ascoltarlo, ad aprirgli finalmente il cuore e a fargli compiere un vero e profondo viaggio interiore.

A parte la storia, la forza principale del testo è la capacità dell’autore di sostenere anche lunghi dialoghi senza mai annoiare il lettore e scadere nel banale, cosa di per sé sorprendente, perché – come diciamo sempre ai nostri autori – di regola i dialoghi in un romanzo vanno usati con parsimonia, e solo quando c’è qualcosa di davvero importante da dire.

Altri pregi del testo sono una ben delineata galleria di personaggi, con i due protagonisti Aurelio e Clelia sopra tutti, una tensione della storia sempre crescente, e un rapporto di amicizia e complicità tra due donne, Anna e Clelia, che con la sua freschezza e giovialità fa da contraltare al dramma umano del professore.

Ciò detto, come abbiamo anticipato, il testo presenta alcune debolezze che devono essere risolte per renderlo pubblicabile da parte di Nuova Narrativa Italiana. A parte certe sbavature nell’aggettivazione e nei tempi verbali e alcune frasi dalla costruzione inutilmente pesante, i problemi principali sono:

1) I continui, gratuiti e stucchevoli riferimenti alla scrittura. Che il professore, dopo l’incontro in treno, senta il bisogno di mettere per iscritto le proprie memorie ci può stare, ma è inverosimile che un tipo del genere (rigoroso e inflessibile) scrivesse prima poesie e novelle e tenesse una sorta di diario intimo come un adolescente. Allo stesso modo è inverosimile e forzato che la passione della scrittura coinvolga molti personaggi della storia, al punto che Anna regala a Clelia un diario nel finale (pag. 97), Lea sbrodola un’interminabile e inutile (vedi punto 2) lettera di spiegazioni conclusive, e il figlio di Clelia ripete di continuo il tormentone “Trova un titolo, una parola…”. Più in generale, nei romanzi, la figura dello scrittore è ormai scaduta a stereotipo, e i continui riferimenti alla scrittura risultano irritanti e autoreferenziali agli occhi del lettore, come se non si potesse raccontare di cose più interessanti;

2) La giusta conclusione del romanzo è il finale del capitolo 28, a pag. 102. Il capitolo che segue è un’inutile e dannosa appendice epistolare, che indebolisce il finale. È meglio stendere un velo di rispetto e di privacy sul confronto finale padre-figlia e sulle memorie scritte del professore, lasciando al lettore d’immaginarseli come meglio crede, perché qui ogni spiegazione suona limitante. Certo, al lettore va dato conto della vera dinamica dell’incidente in cui ha perso la vita la moglie del professore, e anche del pesciolino antistress. Ma per farlo è sufficiente aggiungere due brevi frasi al capitolo precedente, che riportino confidenze tra Lea e Clelia;

3) A proposito dell’incidente appare inverosimile (oltre ad essere una coincidenza veramente incredibile!) che Anna ne ricordi la storia come già sentita da una collega (pag. 48), perché si tratta di un fatto accaduto vent’anni prima. Meglio eliminare questo particolare e tenersi comunque la vera dinamica dell’incidente come sorpresa finale per il lettore;

4) Altrettanto inverosimile e sopra le righe è la pioggia di epiteti che Ennio scaglia su Angelo a pag. 88, anche perché nello stesso capitolo si insiste sul “metodo del distacco e della leggerezza” di Ennio, cadendo in palese contraddizione: alla faccia del distacco! A spiegare la scena e a far vergognare Angelo per quello che ha fatto bastano i due semplici ma pesantissimi “Perché?” di Ennio;

5) È pure fuori luogo e anche fanciullesca la citazione di Scende la pioggia di Morandi di pag. 37, che causa una brusca caduta di tono e di credibilità di tutta la narrazione;

6) Il dialogo tra Clelia e Matteo di pag. 78-79 contiene inutili ripetizioni per il lettore, che sa già tutto del professore e dell’incontro in treno, e va semplificato.

In conclusione, ora dipende dall’autore. Se per lui i punti sopra esposti sono imprescindibili e ritiene di non potervi rinunciare per noi il romanzo non è pubblicabile. Abbiamo voluto anticiparli in questa scheda perché possa rifletterci in attesa della nostra proposta di pubblicazione.

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