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Una passeggiata con papà

Passeggiata

La macchina decide di lasciarmi a piedi in un pomeriggio festivo di fine estate, e il giorno dopo devo essere in ufficio alle otto, dall’altra parte della città.
Il mio posto di lavoro non è facilmente raggiungibile con i mezzi pubblici, così ho due possibilità: bestemmio in turco e mi strappo i capelli perché sono vittima di una congiunzione astrale particolarmente negativa; o trasformo il tutto in un’occasione. Propendo per la seconda ipotesi.
Faccio due calcoli: circa nove chilometri da percorrere a piedi tra le vie deserte, senza stress, senza correre troppo: okay, in poco più di due ore dovrei farcela agevolmente.
Voglio mettermi alla prova, e così imposto la sveglia alle cinque, per avere il tempo di fare una doccia veloce, consumare la mia colazione e scendere in strada alle cinque e quarantacinque. L’aria è fresca, insolitamente pulita; la strada è in discesa e la città dormicchia ancora.
C’è la galleria, quella che da Mergellina conduce a Fuorigrotta, da percorrere al contrario. Poco male: copro naso e bocca con un fazzoletto e affretto il passo, procedendo lungo il marciapiede sconnesso che costeggia la pista ciclabile.
È il tratto peggiore, devo attraversare questa lunga ferita nel cuore della collina. L’illuminazione è scarsa e l’aria è carica di odori aspri che entrano, invadenti, nella gola. Mi domando se ho fatto una cazzata.
La volta alta del tunnel crea un’acustica particolare, non ci avevo mai fatto caso. È come se, improvvisamente, fossi stato impiantato nel ventre della madre sbagliata, una donna che mi respinge, che fa di tutto per scaraventarmi fuori. Mi dico che vogliamo tutti e due la stessa cosa.
Le sei e dieci minuti, sono all’esterno. Alzo lo sguardo verso il cielo: albeggia.
Ho il tempo, mentre passeggio, di scorgere i particolari di questa mattina di fine estate, con il cielo impiastricciato di nuvole che avanzano lentamente, tingendosi d’azzurro, rosa, di tutte le sfumature del grigio fino al bianco latte.
No, non ho fatto una cazzata! Credevo di essere stato privato della mia auto per un giorno, m’accorgo invece di possedere tutto ciò di cui ho bisogno.
Mentre provo questa piacevole sensazione, la mia mente (quella che non si fa mai i fatti suoi) mi riporta indietro di qualche anno.
Mio padre è nel suo letto e io gli sono seduto accanto.
Papà mi guarda, mi dice che darebbe qualsiasi cosa per riuscire a percorrere quei maledetti cinquecento metri che lo separano dall’edicola in fondo alla strada, solo per il gusto di fare una passeggiata, comprare il suo giornale e tornare a casa; niente di più.
Gli occhi si inumidiscono, una leggera brezza mi avvolge, ricaccia indietro le lacrime: piango dentro; è da un po’ che ho imparato a farlo.
Allora mi fermo, ascolto il cuore:

Papà… dammi la mano, passeggiamo insieme stamattina, camminiamo sul lungomare; ascoltiamo insieme il respiro del mare, seguiamo lo sciabordio dolce di queste onde che accarezzano gli scogli. Passeggiamo.
Sono tante le cose che non siamo riusciti a dirci: troppo forte il timore di tradire le emozioni; troppo grande la paura che potesse sfuggirci anche una sola lacrima.
In quelle lunghe giornate trascorse insieme restavamo in silenzio, custodi entrambi della stessa amara verità che non osavamo nominare, nel vano tentativo di allontanarla il più possibile. Pensavamo così di proteggerci a vicenda: tu mascheravi le sofferenze (ti lamentavi soltanto durante il sonno, quando il dolore ti sfiniva), e io celavo, dietro la mia pratica operosità, quell’egoista, maledetta paura di perderti.
Allora, papà, parliamo adesso, diciamocelo ora quello che non abbiamo avuto il coraggio di dirci. Diciamolo quanto ci siamo amati, quanto avremmo voluto abbracciarci e abbandonarci al pianto disperato di chi non vuole lasciarsi!
Ora non abbiamo più nulla da nascondere, possiamo essere trasparenti, limpidi come questa mattina di fine estate, senza più paura.
Finalmente posso dirti quanto ti ho ammirato, finalmente posso dirti grazie per avermi mostrato, con il tuo esempio, come si può conservare la dignità anche quando la malattia ti consuma dentro.
Accanto a te, ho potuto comprendere che, in fondo, la vita non è altro che un sacchetto di sabbia versato tra le mani aperte, un delicato, sottilissimo flusso di energia che scivola via troppo velocemente, lasciando impalpabili granelli di emozioni e di sentimenti tra le dita di chi amiamo.
Grazie di tutto, papà.

Mancano cinque minuti alle otto e restano ancora cinquecento metri da percorrere.
Il suono di un clacson richiama la mia attenzione: un conoscente mi sorride; mi fa segno di salire in auto; vuole darmi un passaggio. Sorrido anch’io, e salgo a bordo.
Ciao, papà! Se vai sempre dritto c’è un’edicola, è proprio lì in fondo alla strada, sono solo cinquecento metri a piedi, niente di più… Stamattina puoi comprare il tuo giornale.
Accompagno con lo sguardo mio padre mentre l’auto riparte, con la consapevolezza che tornerà a trovarmi ancora, che verrà a passeggiare con me ogni volta che lo chiamerò, perché non è mai andato via del tutto, perché è il suo cuore che sento spesso battere insieme al mio.
Sono le otto e mi sento bene, ho voglia di vivere, di godermi ogni momento. Varco l’ingresso dell’ufficio, e incrocio lo sguardo di un collega già prigioniero, di buon mattino, di qualche cupo pensiero. Saluto, gli sorrido.
Ancora pochi passi.
La mia stanza è lì che aspetta.

© Cosimo Greco

 

Cosimo Greco nasce a Catanzaro nel 1965, ma vive la sua prima infanzia a Roma. Nel 1983 consegue la maturità classica a Napoli e prosegue i suoi studi presso l’Università Federico II, alla facoltà di Scienze Politiche. Funzionario di amministrazione, esperto in gestione dei flussi documentali, vive a Napoli, dove attualmente si occupa di gestione delle risorse umane. Coltiva da sempre la passione per la lettura, la musica, la pittura e la scrittura, e ancora oggi, nel tempo libero, ama dipingere, suonare la chitarra e scrivere racconti illustrati.
  1. quaglia

    Racconto emozionante e suggestivo. Un buon modo di cominciare l’anno.

  2. Stefania.sgambato@libero.it

    Complimenti mi sono molto emozionata e leggendo ho rivissuto un poco della mia vita. Grazie

    • Cosimo Greco

      grazie, ho provato a esprimere emozioni che appartengono un po’ a tutti. Mi fa piacere che ti sia piaciuto il mio breve racconto

  3. Pa

    Commovente, toccante, vero! Complimenti all’autore.

  4. federica

    …per puro caso ho scoperto questo racconto…ed ho “ritrovato” Mimmo Greco…conosciuto tantissimi anni fa…l’ho letto tutto d’un fiato…con il cuore in gola per l’emozione che risaliva in me…e mi è sembrato di essere lì a passeggiare…anch’io col mio papà…grazie per questi attimi di pura e semplice poesia…Complimenti!

    • Cosimo Greco

      In tutta sincerità non avevo compreso chi fossi. La redazione mi ha inviato la notizia del tuo commento e dall’indirizzo ho capito. Bello ritrovarti in questo modo. Grazie infinite per le belle parole. Contento di aver suscitato in te emozioni forti

  5. Francesca

    Un racconto profondo, delicato, sincero. Era da un po’ che non mi capitava di leggere una storia così emozionante. Una vera sorpresa. Complimenti all’ autore e a chi ne ha riconosciuto il talento

  6. maria.caruso@interno.it

    Mi è piaciuto molto, ho rivissuto emozioni forti che ho tenuto sempre dentro, fino alla fine e che ancora oggi, dopo quasi un anno e mezzo, non ho il coraggio di tirar fuori. Grazie Mimmo e complimenti. Ti auguro che questo sia il primo di una lunga serie.

  7. inbottiglia

    Bel racconto Cosimo, l’ho sentito molto perché ho avuto anche io un papà come il tuo..anche lui avrebbe voluto fare ancora una volta quei 500mt.

    • Cosimo Greco

      Grazie. Spero che in parte, con il cuore, anche tu sia riuscito a vedere, attraverso il mio racconto, il tuo papà percorrere quei cinquecento metri.

  8. luisa.favorito

    Mimmo… ma è… bellissimo! Semplicemente, bellissimo.
    Poche righe per poter ritrovare quella purezza e quella profondità
    che già sapevo … di non aver mai dimenticato.
    Mentre ti leggevo, ho ripercorso insieme a te quei luoghi stupendi (e chi se li scorda?!)… tranne quella puzzolente galleria…
    Mi è sembrato di sentire davvero il battito del tuo cuore (mentre batteva il mio), di rivedere i colori di quell’alba che già conoscevo.
    Ed ho sentito salire forte un’emozione… fino ai miei occhi.
    Non sapevo di tuo padre… o forse si, lo immaginavo.
    Ti abbraccio forte forte, Mimmo.
    Un cuore nobile ed un grande talento.
    Bravo Mimmo.

  9. luisa.favorito

    ….. e tanti, tanti, tanti AUGURI di BUON COMPLEANNO
    Mimmo caro!

  10. Myosotis

    É bello, Mimmo; uno sguardo ispirato a far vibrare corde sottili nell’armonia che colma un vuoto dolorosamente presente tra ricordo e rimpianto. Mi ha toccato l’anima. Grazie.

  11. gloss

    Leggo un centinaio di libri l’anno, dieci più dieci meno. Difficile esserne toccata. Questo racconto per me è stato un fulmine di emozioni forti e positive, mi ha accompagnato indietro nel tempo fino alla morte di mio padre. Il mio applauso a te, Cosimo Greco, vorrei scrivere come te.

  12. Cosimo Greco

    semplicente grazie.

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