Logo per esteso di Nuova Narrativa Italiana

In viaggio con Pauline

In viaggio con Pauline

Pauline porta solitamente “tacco dieci” anche in casa. Soprattutto in casa. Con zoccoletti di legno ai piedi sbriga le faccende domestiche, cucina, risistema oggetti, si appisola sul divano, chiacchiera al telefono macinando metri e metri di pavimento.
Quando cammina, saltella. Non certo dei balzi, piuttosto dei buffi tentativi di decollo. Forse somigliano più a slanci. Per indole, si è sempre ritrovata a muoversi appoggiando prima le dita dei piedi e a sfiorare poi la superficie coi talloni.
Con i tacchi, l’azione è più articolata. Imitarla risulta sfinente: dopo poco i tendini stridono, i crampi si arrampicano su per le cosce, e vien voglia di correre all’impazzata per scaricare la tensione. Insomma, non è da tutti muoversi come lei. Non che sia una qualità a tutto tondo, ma sicuramente è una caratteristica rara, che fa parte di uno stile di vita non troppo popolare.
In effetti Pauline non rientra nella media. Non è adattabile ai grafici standard, né per via delle calzature, né per i suoi pensieri, e nemmeno per il fatto che quando si ritrova scalza cammina solo sulle punte delle dita, come se la sostenessero centimetri di tacco invisibile.
La faccenda dei tacchi di Pauline può risultare positiva o negativa, a seconda del grado di emotività di chi ha a che fare con lei.
Da una stanza all’altra si muove accompagnata da un ronzante “ticchete-tic”. Troppo pungente per alcuni, ritmante per altri; ed è sempre questione di tolleranza.
Gli “alcuni” sono le persone che conosce fuori casa, e che rimangono senza parole quando vedono Pauline, e non osano commentare se non in separata sede. Per dirla tutta, anche gli altri restano a bocca asciutta quando hanno a che fare con lei, ma con coraggio capita che la affrontino di petto, pur con riserve e pinzette. In effetti Pauline risulta spiazzante.
Per esempio, un giorno, era stata ripresa per il fastidioso rumore dei suoi tacchi che si diffondeva nel cuore della notte ai piani sopra e sotto il suo appartamento. Il prescelto portavoce dei piani coinvolti, tale perfettibile padre di famiglia, gran lavoratore, tutto casa e segreti, rigoroso e con la necessità di vivere un momento di gloria per alimentare il suo ego striminzito, aveva preso a cuore la responsabilità di risolvere la “faccenda tacchi notturni”. Ci aveva messo la faccia, e invece, con la coda fra le gambe, aveva dovuto battere in ritirata, sconfitto dalla disarmante risposta della strana Pauline:
«Oops! Grazie per avermelo fatto notare. Non me ne sarei mai accorta».
E con una boccuccia a “u” gli aveva sorriso e lo aveva congedato chiudendogli la porta in faccia, senza lasciare spazio a reazioni. Fine del secondo di gloria del padre di famiglia. Fine del problema per Pauline.
L’indomani e tutti i giorni a seguire, il ticchettio non era cessato. Dal tramonto all’alba, vuoi per uno spuntino notturno o per una capatina urgente al bagno, gli zoccoletti con tacco ritmavano più che mai, e il quasi coraggioso ometto aveva perfino ricevuto una strigliata dai suoi votanti sostenitori, e aveva visto sfumare il sogno di diventare un futuro candidato amministratore di condominio.
«Provateci voi», aveva ribadito con un tremolio fastidioso della voce una decina di giorni dopo l’ingrato compito, durante una riunione. Le critiche erano state pesanti, la figura di Pauline era stata fatta a pezzetti, eppure nessuno si era preso la briga di affrontarla. Naturalmente Pauline era assente. Ovviamente le avevano dato dell’esibizionista dell’ultima ora, dell’incapace di prendere la vita sul serio. Senza soffermarsi sulle battute invidiose delle donne.
«Che ne sa una così di scioperi, guerre, manifestazioni sindacali, politica, finanza? Quelle come lei non leggono nemmeno i giornali!», e giù risate di tutti.
Facile. Facile sentenziare. Scottante errore di presunzione umana. Intavolare ragionamenti seguendo compartimenti stagni e superficiali può creare malintesi. Chi è convinto che personalità come quelle di Pauline siano inutili per una sana evoluzione sociale ha capito ben poco e male di cosa sia l’esistenza.
Pauline disonore civico? Pauline viziata? Misantropa? No no. Pauline la giramondo piuttosto. Come? Giramondo? Chi? Lei? Ebbene sì!
Nessuno si interessa di cosa pensino e facciano davvero le Pauline con tacchi nel mondo, o di lei in particolare.
Lei propone viaggi. Lavora in un’agenzia viaggi storica della sua città. Ed è brava. Non tanto per i viaggi più o meno stravaganti, quanto per lo stile con cui li organizza e li propone, per l’atmosfera che sa infondere ai preparativi, per l’acquolina che riesce ad alimentare, per la capacità di suggestione che infonde.
Ce ne vorrebbero di Pauline dietro gli angoli delle strade, a fare cucù per svegliare gli animi rigidi, sopiti, stereotipati! Pauline è l’incubo della mediocrità. Pauline è Pauline. Apre cassetti che sembrano vuoti e riesce a far notare che sono pieni. Euforica, paradossale, capace di scegliere ciò che la fa star bene.
Allora anche il suo ticchettio non risulterebbe dannoso, ma si trasformerebbe in una canzoncina per cuori che, sotto sotto, non hanno scordato del tutto cosa sia la gioia.
Ci vuole coraggio.

© Luisa M. C. Sala

 

Luisa M. C. Sala è nata in Lombardia nei pressi del Lago d’Iseo e si è poi trasferita sul Lago di Garda. Dei tanti viaggi per il mondo e degli studi fatti, le piace sottolineare la Francia e il Diplôme de l’Alliance Française. Ha pubblicato alcuni lavori con La Compagnia della Stampa.

Rispondi / Commenta