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Il serpente

Serpente allo specchio

Aldo era disteso sul letto. Guardava il soffitto con intensità come se dovesse raccontargli qualche cosa o staccarsi e cadergli addosso. Era preoccupato pensava a quello che aveva visto. Un serpente scivolargli davanti ai piedi. Era una macchia gialla sul pavimento di marmo nero della sua casa. Si trovava a Roma. Era in pieno centro. Piazza di Spagna era a due passi dal suo appartamento. Come era possibile? Forse aveva bevuto troppo. Si era barricato in camera da letto. Aspettava che gli fosse passata la sbronza prima di uscire dalla stanza ed eventualmente chiamare qualcuno.
La sera prima sua moglie lo aveva lasciato. Aveva ragione lei. La sua ennesima amante l’aveva indispettita. Questa era una ragazza di sedici anni. Lui ne aveva cinquanta. Ma gli piacevano giovani ed inesperte ed i suoi soldi gli aprivano tutte le porte e non solo quelle.
Era stata una notte favolosa con quella ragazza, Barbara. Era una calabrese venuta a Roma per studiare. Era iscritta ad una scuola di lingue. Un bel corpo. Alta. Slanciata. Capelli biondi, occhi celesti, un seno sodo che sembrava voler bucare la maglietta sottile che portava. Un passo lungo e lievemente ondeggiante. Non sapeva il cognome l’aveva incontrata per strada. Un giro sulla sua Ferrari. La promessa di un bel viaggio a Parigi. Qualche altra innocente bugia. Era bastato poco per convincerla. Aveva una grande voglia di provare l’ebrezza di farlo con un uomo maturo.
Non sapeva che avesse sedici anni. Ma meglio così. Si era lasciata guidare. Alla fine si era divertita molto.
La moglie era entrata mentre stava per riaccompagnarla a casa. Uno sguardo gelido. Le aveva strappato la borsa di mano e sbattuto in faccia i suoi documenti.
«Ti potrebbero accusare di violenza su minore», gli aveva detto.
«Ma di che parli? Si era persa e mi ha chiesto il favore di accompagnarla a casa. L’ho portata da noi solo per farle fare una doccia. Che cosa immagini?»
«Nulla», aveva risposto sua moglie. «Sto andando via. Questa è la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Amanti, solo e sempre donne. I tuoi ti hanno lasciato troppi soldi. Non lavori. Non fai nulla. Sei un essere abietto. Non servi a nulla. Non hai nulla da dare a nessuno.»
Si erano lasciati in questo modo. Senza violenza. Senza strilli. Lei si era semplicemente presa le sue cose e se ne era andata. Adesso era solo.
Era nudo. Aveva l’abitudine di togliersi tutti i vestiti quando era a casa. Lo specchio gli rimandava l’immagine di un uomo maturo, di altezza media, un fisico ben proporzionato, senza un filo di grasso. I capelli neri venati di bianco. Un volto deciso. Le mani molto curate. Delicate.
Sapeva sempre trovare la battuta giusta per conquistare le donne. Tutte appena lo conoscevano lo ritenevano una persona importante. Invariabilmente tutte lo lasciavano dopo la prima settimana. Solo sua moglie aveva convissuto con lui per sei anni.
Un leggero strofinare contro la porta. Gli vennero i brividi. Sapeva che i serpenti potevano nascondersi. Sparire in un ambiente grande come il suo appartamento.
Un serpente che idiozia.
Si vestì, meno male che si era barricato nella camera da letto. Aprì la porta con lentezza. Eccolo era vero. Era disteso davanti alla soglia, come un cane da guardia. Immobile. Provò ad aprirla leggermente di più. Forse poteva scavalcarlo ed uscire di corsa. Come ad intuire i suoi pensieri il serpente alzò la testa per fissarlo con i suoi occhi penetranti. La sua lingua vibrò rapidamente. Il corpo si contorse pronto a scattare. Aldo richiuse la porta.
Tornò a distendersi sul letto. Odorava ancora del tempo passato.
Una punizione divina? No. Che diavolo andava a pensare?
Stava sprecando la sua vita. Ma la punizione sarebbe venuta solo dopo la morte. Aveva studiato medicina e si era laureato con il massimo dei voti. Ma perché lavorare? Aveva soldi a sufficienza per due vite.
Era stato in Africa a curare dei malati gravi. Aveva visto tanta povertà. Tanto dolore. Ne era rimasto ferito.
Le donne che possedeva le pagava. Faceva del bene e non del male.
Basta doveva uscire. Prese un bastone dall’armadio. Tornò ad aprire la porta. Il serpente era sempre disteso al suo posto. Alzò il bastone per colpirlo.
La punta del bastone colpì il marmo nero, il colpo gli risalì lungo le braccia. Il serpente era scomparso.
Serpenti. Vatti a fidare.

© Roberto Squillante

 

Roberto Squillante è nato a Roma nel 1951. Laureato in medicina, è specializzato in neuropsichiatria.

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