Logo per esteso di Nuova Narrativa Italiana

La magia dell’amore

La magia dell'amore

C’è una nebbia sottile, sfumata, tanti sassi, un sentiero in alto nella piccola valle di larici.
Lo sguardo coglie un paio di gambe che affiorano sul sentiero in salita con passo cadenzato.
D’improvviso le gambe smettono di camminare. Si tendono, sembrano sentire qualcosa. Forse una presenza.
Si intravvede il viso dell’uomo. Occhi chiari, limpidi.
Ora molto increduli.

Piano piano la fata uscì dalla nebbia.
L’uomo la fissò in uno stupore immobile. Era la donna più bella che avesse mai visto. Le forme morbide, la pelle verde pallido, capelli lunghissimi e neri, e l’aria selvaggia.
Ne restò incantato. Nel guardare quegli occhi grandi e pure verdi, il desiderio di lei lo attraversò come qualcosa di rovente. Era davvero una creatura irresistibile.
Finalmente, con voce dolcissima, la fata ruppe il silenzio e parlò:
«Ti ho osservato molte volte camminare sul sentiero. Ho visto la tua solitudine, il tuo cuore pulito, la tua commozione. Ero vicina a te, separata solo da un velo di illusione».
«Sai», continuò con un cenno di malizia, «nel mio destino era scritto che mi sarei innamorata di un mortale.»
Apparvero dietro di lei altri due esseri, simili nell’aspetto e bellissime, che annuirono con grazia, sorridendo.
«Per questo» continuò la fata, «le mie sorelle mi aiuterebbero a condurti nel nostro Regno, se tu lo volessi.»
Su quei visi così belli, all’uomo parve di leggere una sorta di muta speranza.
«Vuoi venire con me?»
Con un cenno leggero, la fata innamorata lo invitò a seguirla. Lo prese per mano e la mano era calda, e in quell’incanto lui si sentì intrappolare dalle proprie emozioni. Nel muoversi, ebbe la sensazione di oltrepassare una soglia.
La fata sorrise battendo le mani, felice come una bimba.
«La legge del nostro Mondo ha regole molto chiare, e noi le stiamo infrangendo. Ma perdersi per amore è così bello…! Però siamo state avvisate», aggiunse la fata, mentre una grande luce inghiottiva la nebbia, «se un giorno tu volessi tornare indietro, anche noi dovremmo abbandonare il Mondo dell’Invisibile.»

Gli ci volle poco per accorgersi che quella era una terra di meraviglie.
Valli e monti velati di nebbia azzurra, splendidi palazzi d’argento e giardini colorati, laghetti scintillanti e distese di prati smeraldini si scorgevano tutt’intorno a perdita d’occhio. C’erano feste e danze e banchetti ovunque, e le valli echeggiavano di canti cristallini come il suono di mille campanelle.
Era bastato un semplice passo al tramonto per entrare nel Regno Fatato. Un mondo luminoso, senza tempo, separato dal nostro solo da un velo di foschia e illusione.
Un sole tiepido come una carezza gli scaldava la pelle, e c’era quell’amore inatteso e magico a farlo vibrare. Un amore che cambiava tutte le cose.

Avrebbe potuto essere molto felice. Ma, si sa, nel profondo l’uomo si agita come la tempesta, ed è incapace di vivere solo nella luce. Ha bisogno anche dell’ombra, per arrivare al cuore della vita.
Lui era sempre stato un vagabondo solitario. La nostalgia delle notti bagnate di temporale, del vento forte sulle cime, della grandine che a volte gli feriva le spalle, e – strano a dirsi – anche della fame che a volte gli attanagliava lo stomaco prese a farsi spazio dentro di lui.
Cominciò a sentirsi inquieto. A sentire il peso gravoso di quell’amore. Si sentiva triste e prigioniero, lacerato da desideri opposti.
Non sapeva che le fate sanno leggere bene nell’animo degli uomini.
Passò così un tempo senza tempo, ma una triste sera la sentì sussurrare:
«Io ti amo, ma sento la tua assenza. Il tuo cuore non è qui».
Era solo la verità, e l’uomo rimase in silenzio a capo chino. Con un profondo sospiro, la fata allora continuò mesta:
«Ti ho preso per amore, e per amore ora ti lascio andare. Sei libero».
Si avvicinarono le due sorelle, che avevano sentito tutto. Non sembravano sorprese, e sui loro volti non c’era collera né rimprovero.
«Sarebbe comunque accaduto», disse solo la più vecchia:
«Un uomo non può vivere troppo a lungo nel nostro mondo».
Lentamente, con fierezza, le tre sorelle allungarono le braccia verso l’alto e queste si fecero rami, e l’uomo vide che cominciavano a trasformarsi, e i piedi a metter radici.
Si ricordò del vecchio avvertimento, ma era troppo tardi ormai: l’Incanto stava svanendo. Stavano lasciando la Magia per sempre.
«Ricorda», disse la voce cara, ormai lontana, «i nostri cuori potranno ancora incontrarsi se passandoci accanto, quando il giorno incontra la notte, farai silenzio e ascolterai. Se non dimenticherai, noi non moriremo.»
«Vai, adesso! Non voltarti indietro.»
I contorni divennero sfumati, e l’uomo si girò per non guardare.
A un tratto gli parve di muoversi. Avvolto nella nebbia, riconobbe davanti a sé il vecchio sentiero tra i sassi, e piangendo fuggì via. Ritornò tra la sua gente, divenne pastore e riprese a vagabondare.

Sono passati più di duemila anni, ma in una piccola valle, una tra le più belle del Trentino Alto Adige, si narra ancora la storia di un vecchio con gli occhi azzurri. Ogni sera, al calar del sole, si fermava assorto davanti a tre grandi alberi, ad ascoltare il soffio del vento.
Chi lo guardava lo prendeva per pazzo.

Quell’amore vive. Il cuore dell’uomo non ha dimenticato.
Nella Val d’Ultimo, i tre larici millenari vivono ancora.
Fate silenzio se passate lì vicino al tramonto.
Non si sa mai.

© Daniela Vanin

Nota dell’autrice

I larici sono gioielli preziosi delle nostre valli.
Questi tre sono davvero speciali, si trovano nel bosco presso il paesino di Santa Gertrude nella Val d’Ultimo e sono considerati tra i più antichi d’Europa. E in Trentino, nel Parco Nazionale dello Stelvio, nella splendida Val di Rabbi, ci sono ventitré larici giganti, con un percorso naturalistico che porta alla Scalinata dei Larici Monumentali.

 

Daniela Vanin vive con il marito e la figlia vicino a un lago. Quando scrive le si aprono mondi e tante nuove domande. E di solito, non vede l’ora di cominciare...
  1. Clelia Conti

    Ho una casa in Trentino e cammino spesso nei boschi, anche da sola, Ho incontrato anch’io larici secolari e mi sono persa nell’incanto, al loro cospetto. Serberò nel cuore questa leggenda, con amore e rispetto.

    • Daniela Vanin

      Ciao Clelia,
      provo un grande senso di gratitudine al pensiero che questa mia leggenda ti sia rimasta nel cuore.
      Grazie infinite.

Rispondi / Commenta