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Romanzo a cento mani – Prologo 2016

Prologo di Romanzo a cento maniPROLOGOTavola rotonda dei giocatori di Romanzo a cento mani intorno al tabellone del gioco

La partenza

di Mauro Anelli

 

L’orologio del secondo binario segnava le sei e cinquanta del mattino.
Andrea aveva fatto una breve doccia, si era messo il vestito buono, e aveva affidato la fattoria ad Ahmad, il suo aiutante algerino. Poi aveva preso la corriera per la città. E ora era là, sulla banchina, ad aspettarla.
Cinque minuti dopo arrivò anche lei. Spuntò dal bar della stazione, tirandosi dietro un grosso trolley blu, che non sembrava affatto volerla seguire.
Era vestita tutta di grigio, con lo stesso tailleur che indossava qualche ora prima al funerale di suo padre, e un impermeabile, anche quello grigio, ripiegato sulla borsetta di traverso alla tracolla. E come Andrea aveva immaginato, non aveva perso tempo.
Si voltò verso le panchine e lo vide.
«Che ci fai qui?», chiese annoiata e per nulla sorpresa, mentre lui si avvicinava. Ma un sorriso di sarcasmo le comparve sul volto subito dopo, senza attendere la risposta.
«Strano: non puzzi. Non hai munto le tue vacche, stamattina?», constatò.
«Stamattina no… ci ha pensato Ahmad. Io sono venuto per salutarti.»
Le “vacche” – così le chiamava Laura – erano state il suo tormento, come per Andrea la malattia di suo padre. Per tre anni avevano convissuto in compagnia di qualcosa che si era dimostrato più forte di loro. Solo che Andrea le vacche le aveva ancora.
«È finita. Lo sai, no?», riprese lei con tono di sfida.
Lo sapeva, certo, ma gli dispiaceva lo stesso.
«Te ne vai… Ne sei proprio sicura.»
«C’è qualche motivo per cui dovrei restare in questo sputo di città?»
Andrea scosse la testa. No, non c’era proprio nessun motivo. Aveva sempre voluto andarsene, e adesso finalmente era libera.
«E la casa di tuo padre?»
«L’ho messa in vendita. Oggi l’agenzia pubblica l’annuncio…»
«E dove vai? Lo posso sapere?»
Il treno che stava per prendere arrivava fino a Milano. E dopo chissà.
«L’agenzia mi ha trovato un affitto, se è questo che ti preoccupa. Da sola.»
Laura sorrise ancora dello stesso sarcasmo, giusto per fargli pesare di nuovo quello che non era stato capace di darle in quei tre anni.
«Non sei poi così male, tirato a lucido», aggiunse:
«Addio!».
Il treno fischiò in lontananza, avvicinandosi alla stazione, e Andrea si chiese perché diavolo se ne stava là, a farsi umiliare, invece che alla fattoria, ad accudire le sue bestie. Poi lei gli voltò le spalle, e cominciò a camminare spedita, tirandosi dietro il trolley.
«Laura… Ma cosa farai?», la inseguì lui affiancandola lungo la banchina. Ormai aveva abbandonato ogni dignità, e gli mancava solo di mettersi a piangere come un bambino.
Lei non volle neanche farsi aiutare col bagaglio:
«In un modo o nell’altro me la cavo», disse salendo sul predellino.
«Ma… ci hai pensato bene?… E fatti sentire almeno! Il mio numero ce l’hai, no?»
Inutile: era già sparita dentro la carrozza. Andrea si affrettò oltre, cercando in alto, sperando d’incrociare i suoi occhi attraverso i finestrini, lungo il corridoio del treno che già cominciava a muoversi. Ma invano.
Alla fine si arrese. Ritornò a testa bassa sui suoi passi, per non guardare il treno che si allontanava.
E cominciò subito a chiedersi se l’avrebbe mai più rivista.

© Mauro Anelli – Nuova Narrativa Italiana

CONTINUA…

Dal Primo Capitolo dopo il Prologo e fino al termine del gioco, il testo in stesura di Romanzo a cento mani è visibile solo ai partecipanti al gioco.