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Romanzo a cento mani – Prologo 2018

Prologo di Romanzo a cento maniPROLOGOTavola rotonda dei giocatori di Romanzo a cento mani intorno al tabellone del gioco

Gli stranieri

di Mauro Anelli

 

La prima volta che li aveva visti passare in auto davanti alla vetrina della sua drogheria, Marcello Scotti aveva subito pensato che quella dei De Santis non fosse una famiglia normale.
Se ne stavano tutti e cinque – padre, madre e i tre figli – stipati coi finestrini chiusi in pieno agosto dentro una sgangherata Ford station wagon verde bottiglia, che doveva averne viste di ogni, a giudicare dalla carrozzeria e da come arrancava sull’asfalto.
Ma non era stata la Ford, in realtà, a insinuare quella prima impressione nella mente di Scotti. Quanto piuttosto la sensazione, se non addirittura il presentimento, che non era riuscito lì per lì a spiegarsi, che quei cinque non c’entrassero davvero nulla con Borgotosto.
Il vecchio Anselmi, il medico del paese, era morto da soli tre mesi, e i suoi quattro eredi non avevano trovato di meglio che mettere in vendita al più presto la sua casa, una delle ville storiche di Borgotosto, per spartirsi il ricavato.
Così, dopo quel primo passaggio della Ford, ne erano seguiti altri, fino a quel giorno di metà ottobre, quando era giunta in paese scortata da un gigantesco camion dei traslochi, con scritte inequivocabili sulle fiancate, e Scotti aveva capito che la frittata era fatta.
Oddio: non che a Borgotosto mancassero tipi strambi. E alcuni anche molto particolari. Come Toni “il matto”, un giovane bracciante a cui difettava qualche rotella, che passava ore e ore a parlare agli insetti. O “la vedova allegra”, al secolo Ester Nicolini, un’avvenente quarantenne sulla quale anche Scotti aveva fatto più di un pensiero, sempre per sua fortuna relegato tra i sogni, che aveva già sposato e seppellito la bellezza di sei mariti. Per non dire di Vincenzo Pandolfi, il veterinario della zona, che era finito in galera per aver praticato di nascosto una sorta di eutanasia sugli animali, quando, a suo dire, li aveva trovati maltrattati dai propri padroni.
Ma in un paese di quattrocentosette abitanti – tanti ne contava ai tempi Borgotosto – dove tutti da anni si conoscevano e riconoscevano, certi personaggi facevano in qualche modo parte dell’identità e del folclore locali.
Quei De Santis però no. Non sarebbero mai appartenuti al paese. Scotti ci avrebbe scommesso. E non solo perché venivano da Dio solo sa dove, con chissà quali storie alle spalle. C’era, in loro, qualcosa di davvero strano e inquietante.
Ma neppure il più fantasioso degli uomini avrebbe potuto immaginare ciò che sarebbe successo.

© Mauro Anelli – Nuova Narrativa Italiana

CONTINUA…

Dal Primo Capitolo dopo il Prologo e fino al termine del gioco, il testo in stesura di Romanzo a cento mani è visibile solo ai partecipanti al gioco.